13th (TGIF)

Venerdì, beato venerdì.

Ho lezione il pomeriggio e come me anche gli insegnanti sentono l’aria del fine settimana avvicinarsi quindi sono più rilassati e meno pretenziosi, a parte Amy che secondo me si fa di caffeina in endovena, infatti potrebbe essere fuoriuscita da Una mamma per amica se non fosse che le manca completamente il senso dell’ironia.

Ultima ora, quindi, di dibattiti e video di cui uno piuttosto interessante su un reality tipo Italia’s got talent ma per inventori. I quattro giudici sono degli squali della finanza (uno tra l’altro è quel fico che ha inventato la GoPro) ed esprimono il loro favore in proposte finanziarie, quindi se l’invenzione proposta è di loro interesse ognuno di loro farà un’offerta d’investimento all’inventore che dovrà scegliere con chi fare affari. Il format è quello di tutti i reality ma effettivamente questo programma dà un opportunità di lavoro e speranza per chi sogna di fare le cose in grande.

Gli americani sono bravi a dare speranza.

Finisce anche l’ultima lezione e io resto nel centro città perchè andiamo a cena tutte insieme. Nidal mi concede di stare un po’ nel suo appartamento mentre aspettiamo di recarci al ristorante. Per la scelta del posto ci ha pensato Julieta così ci ritroviamo in un ristorante francese, che se è possibile è l’unica cucina che proprio non comprendo, le porzioni sono piccole, il cibo o è insipido o è affogato nel burro e l’aglio sembra essere sempre l’ingrediente principale. Il cibo quindi da bocciare ma in compenso i drink li fanno bene anche se scarsi. Rientriamo presto all’appartamento di Nidal che è sullo stesso piano di tutti gli altri appartamenti degli studenti della nostra accademia linguistica. Tre porte dopo la sua c’è una festa alla quale io e Julieta decidiamo di partecipare mentre Nidal va a dormire poichè non si sente troppo bene.

Alla festa c’è il latin lover svizzero, lo chiamiamo così perchè lo abbiamo sgamato con 3 ragazze diverse in tre cene diverse! In effetti dopo 2 settimane l’accademia inizia a sembrare un po’ Beautiful: alcuni hanno messo in pratica letteralmente la volontà di conoscere un altra lingua.

Ci sono tanti sudamericani, asiatici e arabi tutti molto felici di condividere gelatine alla vodka, bicchieri rossi, un frigorifero pieno di birre, un congelatore pure, qualche busta di patatine e un po’ di risate. Ritrovo Roy che mi fa vedere i video del concerto degli ACDC, qualche compagna di classe e alla fine veniamo rinchiusi tutti all’interno dell’appartamento perchè sul corridoio la gente inizia a dare fastidio. Una piacevole serata alcolica e se non fosse per l’effetto sardina in scatola, cinquanta persone in 25mq sono un po’ tante, unito al fatto che mi chiude la metro sarei rimasta un altro po’..sarà per il prossimo venerdì!

Annunci

12th (Margie’s)

Oggi ho la luna storta, un po’ di nostalgia canaglia e carenza di zuccheri, a lezione sono distratta, non parlo ma ringhio, devo assolutamente trovare un modo per svoltare questo umoraccio.

Prendo la mia guida turistica e cerco di trovare un posto dove mi possa sentire a mio agio, nella mia dimensione e decido che dopo le lezioni sarei andata a Wicker Park, il quartiere degli hipster…non che in realtà io mi trovi a mio agio in mezzo a baffi, barba e risvoltini ma in quel vicinato c’è un negozio di libri usati nel quale perdermi sniffando vecchia carta stampata in cerca di qualche edizione speciale.

Lo comunico a Nidal che è molto contenta di accompagnarmi, lei non sta molto bene e si vede, ma i suoi pensieri l’attanagliano un po’ come i miei si avvinghiamo a me, infatti non siamo di molte parole lungo il tragitto.

Appena entriamo in quel negozio di vecchi libri, però, un sorriso ci si stampa in faccia, ci separiamo e come cani da tartufo mettiamo il naso un po’ ovunque, senza un’idea precisa sbattiamo in qua e là, saliamo e scendiamo le 6 rampe di scale in continuazione e alla fine passiamo almeno due ore lì dentro in silenzio, ma non è più un silenzio di rabbia o tristezza, è quasi di rispetto, di contemplazione.

Uscite da lì c’è un altro posto in cui voglio andare per concludere in felicità questa giornata: Margie’s.

Margie’s è un negozio di gelati e caramelle anni 50 con mini juke box per ogni tavolo famoso per essere stato frequentato dai Beatles e Al Capone.

Il posto sembra partorito dagli sceneggiatori di Grease e il gelato è servito in coppe simili a conchiglie che fa molto Sapore di Mare e un delizioso Hot Fudge servito in un bricco d’argento.

Un’esperienza catartica, il gelato alla vaniglia più buono della mia vita, simile a una droga è capace di far svanire in un puff tutti i problemi, la tua mente viene svuotata e riempita da cioccolato fuso pralinato e non riesci a pensare ad altro che a quel gelato, a quel posto e all’euforia che ti sta lentamente assalendo.

In eccesso di zuccheri abbiamo partorito anche brillanti idee, perchè abbiamo deciso che Margie’s si avvicina molto alla nostra idea di paradiso ma occorre migliorarlo.

Con le caramelle, immedesimandoci nella strega di Hansel e Gretel, costruiremo delle galere dove metteremo gli uomini che ci interessano, i quali, all’occasione, libereremo mangiando le sbarre fatte di biscotto glassato al cioccolato fondente.

Continuiamo a delirare per circa un’oretta e poi ce ne torniamo a casa soddisfatte , sorridenti e grate a Margie, santa donna, che sicuramente deve aver ideato il suo angolo di paradiso anni addietro per raddrizzare una giornata storta.

WP_20150924_15_21_25_Pro
provare per credere

WP_20150924_15_20_33_Pro WP_20150924_15_20_44_Pro

11th ( Sunny days)

Oggi giornata tranquilla, lezione tardi, riposo e un caffè con Nidal dopo le lezioni dove le dico che stasera torno a casa e mi riposo un po’ e lei mi dice che andrà ad un concerto con Julieta, aveva comprato due biglietti per andarci col ragazzo ma visto la recente rottura Julieta si è proposta di accompagnarla.

Quanto è forte Nidal, penso, io non sarei mai riuscita ad andare al concerto e ripenso a quei due biglietti che anche io avevo tra le mani, a quel concerto al quale non sono andata, non ne ho avuto la forza. All’epoca sarebbe stato troppo doloroso, troppe emozioni e sensazioni che il mio corpo e la mia mente non avrebbero sopportato, anche una mia amica mi disse che mi avrebbe accompagnato ma io non ho voluto. Quel concerto l’avrei voluto vedere con un’altra persona, una persona che aveva deciso di essere assente e di rimanere fuori dalla mia vita. Quello è stato un periodo difficile ma a ripensarci adesso credo di aver fatto bene a non andare, amo troppo la musica che per me è sinonimo di gioia e di festa e sicuramente con il mio stato d’animo avrei rovinato una bella serata.

Mentre torno a casa mi godo le ultime ore di sole e sorrido perchè al mio arrivo Carolyn mi disse che a Chicago ci saranno sì e no 10 giorni buoni all’anno…questo è il mio undicesimo giorno e mi accorgo che il mio Sole mi ha seguito fin qui, il tempo è sempre stato ottimo infatti.

Penso infine che non importa quanti giorni bui io abbia vissuto o debba ancora affrontare, il sorriso tornerà sempre sulle mie labbra perchè c’è sempre una luce che brilla da qualche parte e io ho l’innata capacità di trovarla.

10th (Sweet&Blues)

Faccio una buonissima cheesecake fredda ma credetemi che quella americana è tutta un’altra cosa… Oggi ceno con Nidal, Julieta e le coinquiline di Julieta; mangiamo alla Cheesecake Factory, il massimo peccato capitale per un diabetico, ma fortuna nostra non fanno solo dolci ed io ordino un salmone servito con purè e asparagi…e come direbbe Groviera degli Aristogatti , delizioso, doppiamente delizioso! Cena quindi ottima, in realtà di cheesecake ne mangio solo un pezzettino per assaggio, un piccolo angolo di paradiso in bocca!

Dopo tentiamo di entrare in un piano bar italo americano ma non ci ammettono per via delle scarpe, tutte avevamo ai piedi delle sneakers ma tutto pensavamo tranne che nel 2015 qualcuno facesse ancora storie per il dress-code, a Chicago poi dove c’è un quartiere dedicato agli hipster!!

Vabbè rinunciamo al piano bar e ci dirottiamo verso del buon vecchio blues alla House of Blues che se anche può suonare e sembrare una minchiata per turisti la musica è buona e i cocktail divini, se ordini il mojito ti porti pure a casa il bicchiere ricordo e poi a me le minchiate da turista ogni tanto piacciono. La foto con Jake e Elwood dovevo farmela!

Tornando a casa scopro che Nidal ha rotto da neanche un giorno col ragazzo che frequentava e non mi capacito di come faccia ad essere così forte e all’apparenza serena, è una donna meravigliosa e sicuramente della vita ne sa molto più di me, posso imparare veramente tanto da lei ed io cercherò di contraccambiare regalandole un po’ di pazzia, intanto le racconto un po’ di me e credetemi che ho tanti episodi divertenti da raccontare.

In ogni caso cerco di starle vicino senza essere invadente, si aprirà col tempo e forse anche se sono più piccola, pasticciona e ingenua potrei veramente esserle d’aiuto. Sono sempre più convinta ce ci sia un burattinaio che muove i fili delle nostre anime e che ci sia un motivo per il quale ci siamo conosciute.

WP_20150922_23_10_38_Pro
bad girl with bad guys
WP_20150922_19_13_03_Pro
cheesecake multiflavour
WP_20150922_19_25_25_Pro
Cheesecake Factory
WP_20150922_22_12_41_Pro
Mojito at House of Blues

9th (on top of the world)

Lezione alle 8 stamattina quindi sveglia alle 6, per carità bella la metro ma questi sono i giorni in cui vorrei abitare nel centro città, soprattutto considerando che è dalle quattro che il telefono di Maria suona ogni 20 minuti.

Vengo a sapere dopo che è a causa della sveglia nonostante lei abbia lezione alle 10 (quale persona sana di mente mette la sveglia con almeno 4 ore di anticipo e continua a posticiparla?).

Arrivo in centro e ho un disperato bisogno di caffè, uno di quelli seri e scettica provo ad entrare in un bar italiano diffidando realmente che siano miei compaesani, l’ultima volta che sono entrata in un posto italiano a Chicago i cuochi erano tutti asiatici, la catena era tedesca e nella pasta ci mettevano il petto di pollo.

Con mio piacere scopro che questo posto di italiano ha tutto, compreso il proprietario che si è trasferito negli States 9 anni fa. Insomma cornetto e cappuccino sono quelli nostri e non delle lontane imitazioni.

Dopo colazione la giornata inizia a migliorare, le lezioni sono interessanti, mi trovo per pranzo con Nidal e poi dopo l’ultima lezione vado alla Willis Tower, il grattacielo più alto di Chicago, il terzo più alto al mondo. Vado a fare la foto con la bandiera della contrada per la quale ho giocato quest’estate nei giochi paesani, che in realtà non è la mia contrada perchè non è il mio paese ma si può dire che che adesso ho il doppio passaporto. In ogni caso è una contrada della quale adesso mi sento parte e di cui vado fiera. Nello stesso momento in cui porto quella bandiera sul tetto di Chicago gli altri contradaioli in Italia stanno togliendo le loro dalle strade, simbolo di un’estate che è finita… io in cima a quel grattacielo in una terrazza di vetro cerco di prolungarla ancora un po’ la mia estate, di catturarne i colori, ricordarne i sapori e tenerli ancora un po’ con me.

Dall’alto è tutto un po’ più chiaro, tutto un po’ più bello e non puoi fare a meno di sorridere perchè ti rendi conto che stai camminando senza calpestare nulla.

WP_20150921_17_20_03_Pro

8th (Let’s go Cubs)

Oggi è domenica e da brava italiana la passo allo stadio, non uno qualunque ma il Wriegly Field, terreno dei Cubs, una delle due squadre di baseball di Chicago.

Cubs vuol dire cuccioli e solo per il nome credo che già possa essere la mia squadra, non me ne vogliano i tifosi dei White Sox ma i calzini bianchi non hanno lo stesso sex appeal soprattutto in camera da letto.

Si va allo stadio dunque ed è un’emozione pazzesca, un’esperieza magnifica, il clima è di festa, i tifosi dell’una e dell’altra squadra sono pacificamente mischiati sulle tribune insieme a birra, hot dog e patatine. L’entusiasmo è tangibile tanto che compro anche una maglietta originale di un giocatore italo americano Anthony Rizzo n° 44, che poi scopro essere uno dei più benvoluti ed anche un sopravvissuto avendo da poco sconfitto un cancro.

Adesso vestita da vera tifosa dei Cubs mi emoziono sentendo lo stadio cantare l’inno americano,ammirando sventolare le bandiere issate delle vecchie glorie e vedendo i giocatori scendere in campo e mettercela tutta per vincere una partita difficile.

Purtroppo però non ce l’hanno fatta e subiscono i Saint Louis Cardinals per 4 a 3.

I Cubs non vincono le World Series dal 1945 e si narra sia a causa di una maledizione lanciata da Billy Sianis, all’epoca proprietario della Billy Goat Tavern, che non fu ammesso allo stadio perchè tentò di entrare con una capra e fu respinto a causa del maleodorante animale. Arrabbiato per il torto subito maledì i Cubs dicendo appunto che essi non avrebbero più vinto le World Series e così in effetti è stato.

Torno a casa e aiuto David, il padre della mia famiglia ospitante, a rimettere le capre nel recinto e penso che, forse, se riesco a portare una capra allo stadio potrei annullare la maledizione…chissà magari funziona!

WP_20150920_12_44_23_Pro WP_20150920_13_38_33_Pro WP_20150920_13_38_50_Pro IMG-20150920-WA0002

7th day (art sport & the city)

Sabato, giornata senza lezioni  ma comunque mi alzo presto e decido di ricominciare la mia carriera sportiva dopo una settimana di riposo.

Quindi armata della mia buona volontà, esco dalla stanza in pantaloncini e canotta, facendo così capitolare dalle scale il figlio adolescente dei miei ospitanti che visibilmente imbarazzato si scusa (di cosa non lo so che il capitombolo l’ha fatto lui mica io) e se ne va in camera.

Esco di casa e noto che la strada intorno a me è deserta e comincio a correre in compagnia della mia musica. Durante il tragitto percorro i quartieri che portano al centro città dove si vede la vita vera, quella difficile agli angoli delle strade, dove la gente ti scruta incuriosita chiedendosi che ci fai insieme a loro e perchè percorri quel marciapiede. Lì, ai margini del traffico c’è l’altra faccia della medaglia, le scale antincendio, le scatole di cartone, i colletti blu e non quelli bianchi, a volte nessun colletto e una richiesta d’aiuto. C’è chi mi dice di stare attenta per quelle vie e forse ha pure ragione ma almeno porto un sorriso, uno sguardo stupito e un po’ di brio, tanto che un ragazzo che parla con i suoi amici inizia a correre con me, interrompendo il suo discorso e mi sta dietro per 500 metri, così, tanto per farsi due risate.

Alla fine 9,5 km in un’ora e le gambe a pezzi ma nemmeno questo mi ferma perchè m’incontro con Nidal e Juliet per andare a vedere l’EXPO di arte moderna, bellissimo tra l’altro, e per farci quattro chiacchiere in compagnia.

Dopo l’ EXPO dove, a mio malincuore, devo affermare che c’era tanto mondo ma pochissima Italia in rappresentanza dell’arte moderna, andiamo in un locale chiamato Bulls&Bears frequentato dai tifosi delle relative squadre..il tipico pub americano dalle porzioni extralarge, chiassoso e pieno di maxischermi a proiettare tutti gli eventi sportivi del giorno.

Visto che sono le 16 e noi, avendo saltato il pranzo decidiamo di cenare e coniamo pure un nuovo termine per il pasto, prendendo spunto dal brunch (a metà strada tra breakfast e lunch) noi ordiniamo il nostro dinch (a metà strada tra dinner e lunch) che se poi ci pensate è anche meglio perchè mangi una volta sola e non proprio prima di andare a letto così hai il tempo di smaltire.

Dopo di noi, siamo sicure che diventerà una moda!

Tra me e me penso, il dinch sarà pure una furbata ma se finisco tutto il piatto che ho davanti è inutile che mangio una volta al giorno e demolisco ogni passo percorso durante la mattina. Della serie Super Size Me!!!