True detective- stagione I

o-TRUE-DETECTIVE-CREDITS-facebook
true detective

8 episodi, due attori fantastici, una sigla meravigliosa e basterebbe questo per finire qui una recensione.

True Detective è un telefilm sconvolgente, i primi 4 episodi sono un turbinio di emozioni e riflessioni sulla vita, i monologhi di Rust (Matthew McCounaughey) sono illuminanti, contorti ma dannamente veritieri, il suo cinismo stoico è supportato da un altrettanto complesso personaggio Marty (Woody Harrelson) emblema dell’uomo comune con tutte le sue discordanze, contraddizioni e visioni semplicistiche di una vita che non promette mai nulla di buono.

Dopo le prime 4 puntante si pensa ” finalmente qualcosa di diverso, non stupido, non fatto per fare soldi ma per comunicare qualcosa”.

Le restanti 4 invece ti rimettono con i piedi per terra, la trama risulta scendere a banali risvolti e si perde un po’ il tema etico-filosofico a favore della storia poliziesca. Personalmente penso che alcuni temi dovessero essere approfonditi maggiormente poichè ho avuto come l’impressione che lo abbiano voluto concludere alla svelta o cambiargli impronta.

Effettivamente la “lentezza” dei primi episodi non è pane per il grande pubblico abituato a serie televisive che raccontano una vita intera in 40 minuti.

Spero vivamente che questo cambio di direzione non sia dovuto al voler raccogliere consensi.

Sicuramente è un telefilm da vedere per le magnifiche interpretazioni dei due attori, Harrelson in primis, e per l’acume della sceneggiatura.

Attendo con ansia la seconda stagione e nel frattempo concludo con una massima di Rust:

la morte ha creato il tempo affinchè facesse crescere tutto ciò che poi lei avrebbe ucciso

Annunci

50 sfumature…comiche

50-sfumature-di-grigio1

Scusate ma non ho resistito alla banalità di commentare il film che ha scandalizzato prima ancora di essere visto, che ha fatto diventare la maggior parte delle donne esperte di casting cinematografici e che ha portato il genere femminile a comprendere e “forse” desiderare le perversioni.

Premetto che non ho letto il libro, quindi il mio rischio di rimanere scontenta era inferiore rispetto a quello delle persone presenti con me in sala, ma tutto mi sarei aspettata tranne che di trovarmi di fronte ad un film comico.

Ebbene sì, chi si aspetta un porno autorizzato sul grande schermo è bene che si metta l’anima in pace e la smetta di sbavare perchè solo Donna Reed rimarrebbe scioccata dalle scene hot presenti sulla pellicola.

In realtà si passano un paio d’ore piacevoli anche se qualche domanda sull’assurdità della trama io me la sono fatta.

Il peggior pervertito strafico e straricco d’America incontra l’unica ventitreenne vergine strafica d’America (il periodo imbranata Ugly Betty infatti dura neanche mezz’ora). Lui la corteggia come mai alcun uomo oserebbe fare e lei diventa femme fatale in un batter d’occhio e senza l’aiuto della fata turchina, sicura come non mai contratta i termini dell’accordo iniziando così a farsi sbattere a destra e a manca e avrebbe continuato se non fosse che lui non riesce ad aprirsi sentimentalmente con lei o meglio lo fa quando lei dorme e non può sentirlo (dorme si fa per dire perchè, non so voi, ma io non ho mai visto persone dormire così profondamente, da non accorgersi che un cristiano gli sta parlando, in maniera così composta). L’unico quindi a sapere che i due si amano è il pubblico, perciò il finale lascia l’amaro in bocca a tutti i romantici.

Abbastanza assurdo non credete? Ma veniamo agli insegnamenti che la coppia Grey Steele ci insegna.

-per le donne:

CONSERVALA NASCOSTA FRA LA LETTERATURA INGLESE E GLI SCAFFALI DELLA FERRAMENTA E CONOSCERAI LE GIOIE DELL’ESSERE SOTTOMESSA

-per gli uomini

POTETE ESSERE ANCHE UN INCROCIO TRA BRAD PITT E PAPERON DE PAPERONI MA DOVETE SEMPRE SAPER UTILIZZARE BENE LA FRUSTA

postulato

SE VUOI USARE LA FRUSTA DEVI ESSERE UN INCROCIO TRA BRAD PITT E PAPERON DE PAPERONI

-per i barman

GIN TONIC : cetriolo nell’ HENDRICK’S – lime nel BOMBAY

In ogni caso la mia scena preferita è stata quando lui le fa vedere per la prima volta la sua red playroom : lei chiede “cos’è questo?” e lui risponde disinvolto “il flagello”. Perdonatemi ma non ho resistito, mi è venuto in mente il mitico Diego Abatantuono e ho detto a bassa voce “Attila, il flagello di Dio”  😀

attila

Gli anni dei ricordi (insegnamenti degli anni ’90…)

gli anni dei ricordi

Una bellissima Winona Ryder, nel fior fiore della sua carriera, ancora non denunciata per taccheggio e lontana dallo spettro della depressione, è la protagonista di un film tutto al femminile che propone storie di donne che se la suonano e se la cantano da sole ricamando trapunte che hanno più aneddoti della Bibbia e bevendo tè freddo.

Gli uomini, nonostante siano il tema cruciale del film, hanno voce in capitolo quanto un pesce rosso all’acquario di Genova, infatti sono stereotipi banalizzati dalle corrispettive partner in piena emancipazione femminile.

Cosa ci insegna questo film?

Che le donne possono essere forti, indipendenti, intelligenti, macchine pronte alla guerra ma di fronte agli uomini non sanno mai come comportarsi finendo in un brodo di giuggiole al primo soffio di passione, perciò si ritrovano ad accettare tradimenti, mettere da parte la propria vita, ad essere abbandonate, sedotte ed infine anche lasciate.

Soprattutto, però, questo film ci insegna che nonostante le donne cedano al fascino dell’artista, del sex symbol “mangiafragole” , dell’uomo dalle grandi passioni (e dimensioni aggiungerei…), in fin dei conti esse hanno bisogno di stabilità, di qualcuno da cui tornare, di cui occuparsi e ricordare.

In sostanza anche colei che si esalta all’idea dell’indipendenza, vorrebbe trovare, come Winona, un corvo da seguire che illumini la strada del futuro con la torcia del passato e che le faccia trovare, avvolta in una alquanto discutibile trapunta, il calore del suo amore.

Ama (muori) e cambia il mondo

Avete mai fatto caso che tutte le più grandi storie d’amore sono tragedie??

Inevitabile chiedersi se la morte sia l’ X factor dei grandi amori.

Prendiamo Shakespeare e la sua tragedia all’italiana.

Pensate cosa sarebbe successo al mondo se quel fraticello che doveva consegnare la fatidica lettera, che svelava il piano architettato da Giulietta e lo Speziale, invece di farsi intimidire dalla peste avesse raggiunto Mantova e fatto sì che Romeo venisse a conoscenza degli avvenimenti. I due sarebbero scappati, ancora vivi, sposati, probabilmente anche divorziati, le famiglie avrebbero dato l’una la colpa all’altra della fuga dei due pargoli e avrebbero continuato la loro faida. Un vero dramma, non c’è che dire, per questo entra in gioco la falce, per annegare l’odio in nome dell’amore, o meglio in nome dell’idea dell’amore perchè quei due non è che se la siano spassata più di tanto.

ama e cambia il mondo
ama e cambia il mondo

Prendiamo Dracula di Stoker diretto da Coppola (nessuno lo nomina mai ma diamo merito al regista per una volta)

Tutto il film parte dal suicidio della moglie. Se fosse stato Romeo si sarebbe ucciso pure lui e fine del film. Il protagonista invece ha la bella intuizione di diventare una creatura immortale (definirlo vampiro sarebbe riduttivo), condannare tutto ciò per cui aveva sempre combattuto e cercare il suo vero amore.

Dracula ha la pazienza di aspettare svariati secoli per lei, Mina (poteva almeno sceglierla single dico io, ma questa è un’altra faccenda) e il suo amore è così profondo, intenso e magico che non vorrebbe nemmeno trasformarla e quindi condannarla alla sua stessa sorte, ma lei testarda succhia il suo sangue alla faccia di suo marito che i porci comodi li aveva già fatti in precedenza. Ovviamente il loro amore è già condannato in partenza, lui viene braccato e ucciso, lei si ammazza lasciando così gli spettatori a immaginare quanto possa essere potente la magia dell’amore. Fossero rimasti vivi entrambi il risultato non sarebbe stato così immenso, avrebbero fatto la loro bella tribù vampiresca in attesa che i fratelli Winchester potessero ucciderli nel terzo millennio.

dracula
dracula

E infine come terzo esempio di “Muoio per Amore” prendiamo la Morte in persona. Vi presento Joe Black.

In questa storia l’amore è la morte e forse non ci sono dialoghi,silenzi e scene migliori di quelli raccontati da questo film per descrivere un vero amore. Il problema? “Papà mi sono innamorata della morte o meglio la morte si è innamorata di me”. Ma dico io, vi sembra normale? Intanto anche lì lei è fidanzata, addirittura quasi prossima al matrimonio e ha la bella idea di lasciarsi coinvolgere in un amore che la maggior parte delle donne possono solo immaginare, e solo questo basterebbe a presagire un disastro figuriamoci se il soggetto incriminato non ha un’anima e prende corpi in affitto. Ringrazio sempre Hopkins che ha la brillante idea di convincere la morte a non portarla con lei se no addio pure questa di protagonista, ma alla fine pensate che sia stata contenta anche lei?? Cavolo, sei andata a letto con la morte e poi ti ritrovi a fianco la sua bella copia?? La fine non girata di quel film è l’inizio di Ragazze Interrotte.

vi presento joe black
vi presento joe black

Insomma tutti questi esempi sono per dire a tutti coloro che cercano l’amore con la A maiuscola, che, mi dispiace, non finisce bene altrimenti non è con l’A maiuscola.

Lasciate ogni speranza o voi che amate!

Amore Bugiardo

l'amore bugiardo
cosa ci siamo fatti?

Ecco il film che ti aspetti da lui, David Fincher, regista di Fight Club.

Eccolo l’attore che ti aspetti, perfetto nel ruolo assegnatogli di ragazzone di campagna tutto sogni e poco arrosto, Ben Affleck.

Eccola lì l’attrice che non ti aspetti, una Rosamunde Pike, superlativa in una performance scomoda, inusuale pronta ad interpretare la “complessa e mitca” ragazza viziata newyorkese.

Un thriller? una storia di vita? un film drammatico?

Il genere ancora non l’ho capito o forse non voglio poichè catalogarlo ridurrebbe la grandezza di quest’opera che non brilla per l’estremo ingegno, per carità c’è, ma il cinema moderno ci ha abituato a riconoscere trame assai più assurde e complesse, lo stesso Fincher ci ha mostrato pellicole dal risvolto ancora più inimmaginabile.

In questo film però c’è quel filo conduttore di verità che ti prende per mano e ti porta fino alla fine, facendoti credere che potrebbe essere possibile, facendoti addirittura provare simpatia per Amy e invidia per la sua intelligenza e capacità di manipolazione. Non riesci mai a considerarla veramente cattiva e questa è la conseguenza di una regia schietta senza fronzoli, senza effetti speciali, cruda che narra una storia e lo fa a 360°. Nessuno è colpevole, nessuno è innocente quando si possiede un’intelligenza sopra la media. Questo è un film che consegna ai cattivi il proprio lieto fine, un amore malato, folle, devastato ma sicuramente reale e non più bugiardo come poteva essere all’inizio del film. Fincher estremizza gesti che chiunque  abbia sofferto per amore capisce, condivide e allo stesso tempo condanna poichè immorali, gesti che la Pike interpreta magistralmente facendo passare il messaggio forte e machiavellico de “il fine giustifica i mezzi.”