Nel nome del padre, del figlio….

Alla destra avevo il padre, alla sinistra avevo il figlio e alle spalle un cazzo di prete.

Precisiamo… alla destra avevo il padre del mio ex, alla sinistra avevo il fratello del mio ex e alle spalle sempre un cazzo di prete (se vogliamo essere puntigliosi tal prete lo avevo conosciuto a pranzo a casa di un altro mio ex).

Dei miei ex per fortuna nemmeno l’ombra.

Ieri sera avevo questa riunione, come diceva mia nonna la croce e il lanternone toccano sempre al più coglione e io in quanto a coglionaggine non manco di nulla (oggi sono per le citazioni ecclesiastiche).

Una riunione che non richiedeva la mia presenza ma questo l’ho scoperto dopo.

Sapete quelle riunioni dei giochi paesani nelle quali si parla di tutto e non si decide niente, quelle che finché non sei al giorno prima dei giochi non si presenta nessuno?

Come volevasi dimostrare ieri 8 cristiani per 6.000 abitanti erano lì a pontificare sul nulla; considerando che ho abbandonato il cristianesimo da quando il catechismo viene fatto da suddetti preti (si mormora che Spotlight abbia vinto un Oscar) e che non sono residente in tal paese diciamo che presenti erano in 7+ una che è capitata lì per caso.

Non credo di essermi mai ritrovata in una circostanza più assurda, l’ottanta per cento degli argomenti non suscitavano il mio interesse e nel frattempo i miei compagni di banco si interrogavano preoccupati ad alta voce sul perché il loro rispettivo figlio e fratello non fosse presente alla riunione. Già che in quel momento si stava parlando di palle mi sono morsa la lingua per non rispondergli che forse se gliene regalavano un paio potevano sperare in un’apparizione.

Da lì in poi ho indossato il mio “best fake smile” e mi sono persa nei pensieri.

Pensavo all’ennesimo viaggio che affronterò, a quello che mi aspetterà al mio arrivo.

Pensavo al messaggio che ho ricevuto quando gli ho scritto “Sai? Ieri ho prenotato il volo”

una persona normale mi avrebbe chiesto quando sarei arrivata e lui no “one way ticket?”.

Come dice la mia migliore amica se fosse stato normale non mi sarebbe piaciuto.

Ebbene sì questa volta è un’andata senza ritorno, o almeno i ritorni serviranno a santificare le feste. Lo sa che non sto andando là per lui e lui di sicuro non sta aspettando me ma forse il sapere che qualcuno dopo tanto andirivieni resti è una sicurezza che gli è necessaria.

Sono brava a rassicurare gli altri, vorrei a volte farlo anche con me stessa, vorrei placare questa costante paura che ho di fallire ma capisco che solo la vita può curare le mie insicurezze. E così parto un’altra volta, inseguendo me stessa, so di esserci vicina.

So che mi serve una patria e questa sembra fare al caso mio, mi hanno sempre spaventato le isole, così inaccessibili, solitarie, impenetrabili. Questa è diversa, questa ti accoglie tra i suoi prati e il suo cielo e ti coccola, per lei non esistono stranieri, è una patria di migranti e immigrati, è un porto sicuro in mezzo al mare. Essa è un pensiero che mi calma.

“allora abbiamo deciso tutto e i turni del campo per gli allenamenti li gestite tra voi”

Ecco l’unica notizia che mi serviva…

Andate in pace.

 

 

 

Bellezza e verità

Avrebbe potuto arrabbiarsi, urlare, non rivolgergli mai più la parola e l’avrebbe capita, invece era lì, al suo fianco a parlare come avevano sempre fatto, a ridere e scherzare nonostante tutto. La sua presenza, il suo sorriso, le sue parole erano la costante conferma della sua bellezza, tutto lì a ricordargli quello che poteva essere e non è stato.

L’aveva desiderata tanto, sapeva che sarebbe stato l’uomo più fortunato al mondo se solo la vita non si fosse messa in mezzo. Già, la vita. La vita a volte distrugge i sogni. Lei era una che aveva i suoi tempi e quella volta arrivò in ritardo o forse era lui ad aver corso troppo. Egoisticamente inconsciamente aveva sperato che si offendesse, che non si dimostrasse così perfetta, che non rimanesse lì a ricordargli quanto ironico potesse essere il destino.

Invece, come al suo solito l’aveva stupito, l’aveva capito. Non poteva far altro che adorarla ma di più non poteva fare. Era lì, con le sue paure ed incertezze ma con quello sguardo forte di chi ne aveva passate tante e di chi nonostante tutto non si piegava al mondo. Mentre l’ammirava a distanza pensava che forse quel punto temporale così sbagliato in cui si erano incontrati non fosse poi così ingiusto, lui non era per lei, lei meritava di più.

Voleva davvero che lei fosse felice, che trovasse veramente qualcuno degno della sua bellezza, qualcuno che non offuscasse la sua luce con le proprie ombre e lui era fatto della stessa sostanza di cui è fatta un’ombra.

Era una che non aveva paura dei sentimenti, lei ci credeva davvero nell’amore, nella sua purezza, in quello incondizionato che non ha niente a che vedere con l’unione dei corpi ma con quella delle anime. L’aveva vista innamorarsi molte volte, l’aveva vista innamorarsi anche di lui e non faceva finta che non fosse successo, lei non fingeva, non usava strategie, lei era vera. Ed in quella verità ti potevi perdere, potevi vedere chi eri, dentro la sua verità potevi vederti allo specchio e quello che vedevi poteva fare molta paura. In molti se ne erano allontanati senza poter reggere il peso di ciò che lei mostrava loro e anche lui aveva pensato di fare lo stesso, per un po’ aveva creduto di non poter reggere il confronto, con lei, con se stesso.

L’aveva ferita affinché fosse lei a scappare ma era tornata con le sue cicatrici e non le importava e forse era ancora più bella. Aveva davanti a sé una vita tutta da scoprire e mentre lei era lì a raccontargli le sue speranze e i suoi viaggi Valiant non poteva far altro che sentirsi onorato di averla conosciuta e che lei gli avesse concesso le sue attenzioni.

Di persone come lei se ne incontrano poche a questo mondo, si riconoscono da come camminano, ti guardano sempre fino all’ultimo secondo prima di voltarti le spalle.