La mia borsa

Ascoltando la canzone di Noemi, la borsa di una donna (lo so, da me, San Remo è arrivato in ritardo) non posso fare a meno di guardare cosa c’è nella mia, scommetto che ogni donna lo ha fatto o ci ha pensato. Nella mia c’è un gran casino ma anche alcune cose interessanti.

Qualcosa di rosa

Le mie amiche sono finalmente riuscite a convincermi che in mezzo a tutto il mio nero ci può stare un po’ di frivolezza così ho inserito questo colore tra i miei accessori, anno scorso era un’agenda, avevo necessità di scrivere, adesso è un ombrello chiuso nella speranza di rivedere la pioggia di un paese vicino e allo stesso tempo lontano.

Un biglietto usato

Quel volo che mi ha riportato a casa, quel conflitto tra tornare e restare, quel viaggio che mi porto dentro e che non sono riuscita a spiegare o forse qualcuno ha fatto finta di non capire.

Un estratto conto

Niente scontrini per me ché comprare non è la mia specialità, al loro posto un estratto conto, prosciugato da quel viaggio, la lista dei movimenti della mia vita, tanti chilometri e saldi a scalare da un po’ di tempo a questa parte. Un foglietto di carta che intima di fermarmi, il simbolo della mia pausa, l’attesa della grande svolta.

Un copione

Come canta Ligabue: “c’è sempre una parte da recitare”. Non c’è miglior modo di conoscere se stessi se non vestire i panni degli altri.

Chiavi e portachiavi

Oggetti del passato, ricordi di porte chiuse, di serrature cambiate, di accessi, alcuni ancora percorribili altri inaccessibili; che poi le chiavi non le trovo mai, i portachiavi sempre.

Non c’è molto altro nella mia borsa ma è una borsa sempre aperta; c’è chi ha rubato e chi invece qualcosa ha lasciato, non pesa poi così molto, non è di particolare valore ma ricordo esattamente il giorno in cui l’ho comprata, prima di quel viaggio, sempre in conflitto tra partire e restare, ed è per questo che l’ho comprata, si vedeva che era destinata a viaggiare.

 

L’amore è una cosa semplice

L’amore è una cosa semplice.

Me lo ha detto un ragazzo ieri sera.

Di quello che mi ha raccontato però nulla mi pareva semplice. Nelle sue parole vedevo tante chiare scelte sbagliate ma chi sono io per dirglielo? Ho preferito tacere.

L’amore è una cosa semplice. Probabilmente su questo ha ragione ma il concetto di semplicità va un po’ ridefinito.

L’amore capita, non si sceglie, al massimo si può ignorare, l’amore si fa.

Si fa principalmente con gli occhi, con i piedi che s’incrociano, con le mani che si sfiorano, con la musica, quel beat che è unico ed irripetibile.

Tutto questo è molto semplice. Il complicato lo fanno le circostanze, il tempo, la società, quello che io chiamerei il piano della realtà.

Vorrei poter decidere di chi innamorarmi, sarebbe semplice. Un ragazzo intelligente e sensibile quanto basta, di aspetto piacevole e dai molti interessi, magari potrei trovarlo in un paese vicino così da poterci vedere frequentemente senza starci troppo addosso. Di uno così mi potrei innamorare e sarebbe semplice.

Purtroppo però l’amore io non lo decido, l’amore a me capita.

Capita che viviamo in nazioni differenti, che i nostri sentimenti non vadano di pari passo, che non parliamo la stessa lingua, capita a me e non è detto che sia reciproco, capita ad entrambi e ce lo teniamo nascosto perché non doveva capitare, capita che finisce, capita.

L’amore per me è un viaggio su un treno del quale non posso permettermi il biglietto così a volte affronto il rischio di una multa e salgo, altre resto ferma alla stazione a guardare i treni fermarsi e ripartire.

L’amore è una cosa semplice, proprio come un viaggio in treno.