Tra martiri ed eroi

Quando ti ho conosciuto fingevo di capirti, ci provavo, volevo piacerti, essere al tuo livello ma in realtà io il tuo amore platonico e il tuo ermetismo non li capivo e le tue metafore erano solo tanti punti di domanda ai quali non riuscivo a dare una risposta.

Per me l’amore era una cosa terrena, pratica, semplice, elementare forse e tu lo rendevi così complicato, impossibile, inaccessibile, misterioso, devastante ma inspiegabilmente vero.

Io ti insegnavo che amare era sinonimo di dare e tu replicavi che era ricevere e accettare senza pretese. Io da te pretendevo una risposta e tu continuavi a pormi domande.

Nella nostra incomprensione io e te ci siamo insegnati l’amore a vicenda, senza mai dirlo, senza mai farlo. Tu hai imparato a dare e a donarti. Io ho imparato a ricevere, ad accettare ed accettarmi.

Da allora ho accettato senza domande di non essere io la scelta giusta e ho imparato a ricevere senza contraccambiare.

Solo oggi però ho capito quello che per te era l’amore. L’ho capito perché l’ho provato, è stato reale e irreale al tempo stesso, un amore che aveva una fine prima ancora che avesse un inizio, quell’amore che ti fa venire voglia di combattere ma qualunque guerra, si sa, anche se giusta, rovina sempre il campo di battaglia.

Ora capisco perché il tuo amore fosse più vero; è l’amore per cui ti faresti eroe ma preferisci farti martire affinché esso non si logori.

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