Tra martiri ed eroi

Quando ti ho conosciuto fingevo di capirti, ci provavo, volevo piacerti, essere al tuo livello ma in realtà io il tuo amore platonico e il tuo ermetismo non li capivo e le tue metafore erano solo tanti punti di domanda ai quali non riuscivo a dare una risposta.

Per me l’amore era una cosa terrena, pratica, semplice, elementare forse e tu lo rendevi così complicato, impossibile, inaccessibile, misterioso, devastante ma inspiegabilmente vero.

Io ti insegnavo che amare era sinonimo di dare e tu replicavi che era ricevere e accettare senza pretese. Io da te pretendevo una risposta e tu continuavi a pormi domande.

Nella nostra incomprensione io e te ci siamo insegnati l’amore a vicenda, senza mai dirlo, senza mai farlo. Tu hai imparato a dare e a donarti. Io ho imparato a ricevere, ad accettare ed accettarmi.

Da allora ho accettato senza domande di non essere io la scelta giusta e ho imparato a ricevere senza contraccambiare.

Solo oggi però ho capito quello che per te era l’amore. L’ho capito perché l’ho provato, è stato reale e irreale al tempo stesso, un amore che aveva una fine prima ancora che avesse un inizio, quell’amore che ti fa venire voglia di combattere ma qualunque guerra, si sa, anche se giusta, rovina sempre il campo di battaglia.

Ora capisco perché il tuo amore fosse più vero; è l’amore per cui ti faresti eroe ma preferisci farti martire affinché esso non si logori.

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La risposta

Mia sorella questa settimana mette in scena uno spettacolo intitolato “la risposta” dove un gruppo di anime vengono interrogate su cosa sia la felicità. La risposta a questa domanda detterà il loro futuro che non sto qui a spoilerare; andate a vedervi lo spettacolo che è meglio.

Che cos’è la felicità?

Avete presente gli ossi della fortuna? soffiare sulle candeline il giorno del proprio compleanno? passare sotto un ponte mentre sopra sfreccia un treno? vedere 4 numeri uguali nell’orologio? scorgere una stella cadente e tutte queste tradizioni che ti fanno esprimere desideri?

Io ho sempre avuto, da che ricordo, un unico desiderio: la felicità.

Quando ho detto ad un mio amico che esprimevo sempre lo stesso desiderio da una vita lui mi ha risposto che probabilmente non doveva funzionare un granché.

Aveva torto…funziona sempre, solo che io non metto mai il soggetto, io la desidero, come assoluto, è il destino poi a scegliere a chi donarla.

Della felicità io non so molto, ma so che non è egoista, che non pretende nulla in cambio, che non sta nelle cose, che non è continua, che non è perpetua, che come la legge moderna non è uguale per tutti.

La felicità gioca spesso a nascondino, va ricercata e come ogni bella donna va desiderata. So che felicità con serenità fa solo una bella rima baciata e che al contrario la felicità scompiglia e fa paura soprattutto quando è pura.

Essa non ha tempo, né orari, a volte è in ritardo, a volte sfreccia, a volte si ferma, a volte sorpassa ma a volte basta sorriderle per far sì che ti aspetti.

La cosa più importante che so?

La felicità non si compra ma si regala.

Allora eccomi qua da una vita ad esprimere desideri che colpiscono chi mi sta più a cuore nel momento in cui li esprimo. La maggior parte delle volte non so nemmeno io a chi sono destinati, è difficile guardarsi con sincerità.

Ho soffiato su una candela esattamente una settimana fa e so per certo che qualcuno sta vivendo il suo momento di felicità.

La domanda però rimane: che cos’è per me la felicità?

Guardare il riflesso di un’alba dentro un paio di occhi.

P.S.  qui sotto il link dell’evento (sicuramente loro ve la sapranno spiegare meglio :P)

https://www.facebook.com/events/205534699813744/