8 marzo

Dopo San Valentino credo che sia la festa più odiata/amata e controversa al mondo. Un giorno che inneggia ai diritti femminili, all’emancipazione e che custodisce il ricordo di chi è morto dentro ad una fabbrica.

A chi mi dice che non è opportuno festeggiare a suon di spogliarelli e sbornie colossali definendolo squallido e di cattivo gusto dico che forse ha ragione.

Forse.

Io ho scelto di vivere libera e legarmi solo a persone in grado di comprendere questa mia necessità, perciò non sento il bisogno di celebrare l’8 Marzo.

Al contrario ci sono donne che per svariati motivi non hanno potuto o voluto fare questa scelta, vuoi per l’incapacità di stare da sole, vuoi per come la società le ha cresciute, vuoi per condizioni economiche non autosufficienti.

Queste sono donne che spesso si trovano ad aspettare la notte i loro mariti, a preoccuparsi degli altri prima che di se stesse, sono donne piegate alle convenzioni, donne silenziose durante le partite di calcio, comprensive di fronte alla stanchezza, piangenti in solitudine e sorridenti di fronte al loro pubblico.

Per loro credo che questo giorno sia importante. A loro serve.

Serve una volta all’anno provare quello che i mariti provano nella quotidianità al bancone del bar.

Serve una volta all’anno vedere un uomo nudo con un po’ di energia in corpo.

Serve una volta all’anno sentirsi in imbarazzo e colpevoli per questa inusuale libertà.

Serve per ricaricare le pile, tornare a casa e lasciare che il senso di colpa torni sulle spalle degli uomini per i restanti 364 giorni.

Credo che l’8 Marzo sia una festa commerciale, forse banale ma di sicuro non ipocrita perché una fabbrica non è l’unico posto dove morire fra quattro mura.

Questa è una rosea tradizione che permette di aprire le porte di casa, troppo spesso chiuse a chiave, per cui è bene smettere di fare i perfezionisti moralisti e celebriamo questa festa, ognuno a modo suo.

Ovviamente non per tutte è così e a tal proposito ringrazio, nel giorno dedicato alle donne, gli uomini. Quelli veri, quelli che non solo non chiudono la porta di casa ma che ti aprono anche la portiera della macchina, quelli che non crolla il mondo a portare la compagna allo stadio, quelli che il bar se lo fanno a casa, che regalano vestiti ma soprattutto occasioni per poterli indossare, quelli che le fioraie non sono il loro peggior incubo ma che ancora si arrampicano sugli alberi per staccare un ramo di mimosa, quelli che non hanno paura di essere scontati perché sanno che è sempre meglio un po’ di “scontatezza” aspettata che una sorprendente delusione.

Grazie a quelli che ci fanno sentire donne ogni secondo e che oggi è solo una scusa in più per farci sorridere.

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2 thoughts on “8 marzo

  1. A me è una festa che sta indifferente, nel senso che non credo serva a molto, non sensibilizza gli animi di chi usa violenza sulle donne, dall’altra parte sono dell’idea che ogni scusa deve essere buona per fare festa… io l’ho festeggiata solo una volta, quando ero piccina ed era ancora viva la mia bis nonna, abbiamo organizzato una pizza con tutte le donne della famiglia (la più piccola aveva pochi mesi) quella serata la ricordo con piacere!

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    1. Stavo tentando di dire quello… a me tocca poco perché ho l’occasione di divertirmi come e quando voglio e mi ritengo fortunata. L’altra faccia della medaglia sono le donne che per stare dietro a tutto non hanno tempo di farlo o ancor peggio non possono farlo perché gli viene vietato. Per questo motivo festeggio l’8 Marzo perché è un’opportunità e troppe volte le opportunità vengono date per scontate.

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