Cuori da sport estremi

Bungee jumping

Tipico dei cuori nostalgici e un po’ codardi il bungee jumping è un buttarsi a capofitto in un nuovo sentimento senza aver tagliato l’elastico del proprio passato. Il cuore si tuffa carico di speranze e adrenalina ma incapace di atterrare, costretto a rimbalzare tra passato e futuro finché non rimane sospeso immobile.

Rafting

Disciplina dei cuori che non amano impegnarsi e si divertono destreggiandosi tra un ostacolo e l’altro a tutta velocità schivando ogni possibile incidente. Sul fiume chiamato Amore ci sono delle rapide ed è lì che puoi trovare i cuori infranti, principianti di questo sport, e i cuori illesi, esperti avvezzi ad ogni cascata.

Paracadutismo

Questi cuori sono alla ricerca della felicità, costantemente tra le nuvole e tatuati della frase “o la va o la spacca”. Si lanciano senza legami alle spalle confidando che il sentimento si apra in volo facendoli planare dolcemente su un campo d’amore. Sono cuori fiduciosi, a volte troppo ma capaci di volare.

Arrampicata

Cuori razionali, coi piedi per terra, attrezzati, impavidi ma non incoscienti, preparati a tutto e abituati alla fatica. Sono cuori pazienti che scelgono la strada più complicata, il sentiero meno battuto facendo affidamento solo sulle proprie forze. Tosti e determinati non si distraggono, possono metterci anni a raggiungere la vetta desiderata ma una volta arrivati hanno il panorama più bello si tutti. Sono cuori che non si buttano ma scalano perchè non si accontentano di quello che hanno a portata di mano e sanno che dall’alto possono vedere tutto scegliendo quando e dove fermarsi. Sono cuori fedeli e leali, poco suscettibili ai colpi di vento, alla ricerca del panorama perfetto, alcuni lo trovano, altri ne scorgono molti senza tuttavia decidersi a dire basta, continuando curiosi e imperterriti la loro ricerca.

Texas Holdem

2 carte in mano e tutto quello che devi fare è decidere se giocare o passarla questa mano.

Si vanno a scoprire le prime tre carte e ancora una volta la tua decisione è vedere o lasciare, adesso hai solo un po’ più d’indizi ma anche qualcosa di tuo sul piatto e a volte a quel qualcosa ci si rimane attaccati.

Una quarta carta precede l’epilogo, le probabilità si definiscono meglio e si ha sempre più da perdere.

Quinta e ultima carta; o hai il punto o non lo hai, si tenta sempre di salvare quel che di proprio è su quel tappeto verde, a volte forti delle proprie carte, a volte bluffando.

La vita per me è una continua partita a poker, parti con pochi indizi e con qualcosa di tuo, poi ecco che subentrano le variabili: gli altri giocatori, il destino, le mani amiche e quelle sfortunate.

Con il tempo si impara che a volte le carte che si hanno non sono proprio buone ma che se sei bravo riesci a farle fruttare e non è sempre detto che gli altri le abbiano migliori delle tue.

Altre volte invece avere le carte giuste non basta, altre ancora basta ma il guadagno non è un gran che.

Il poker mi ha insegnato a capire quando fare un buon fold, quando rischiare e anche a bluffare quando le cose si complicano e non si ha altra scelta se non quella di fingere per proteggere ciò che ormai è investito.

Mi ha insegnato che alcune mani te le ricorderai per sempre; che per ogni vincita impossibile c’è una perdita inaspettata.

Mi ha insegnato che andare “all in” non è un atto di resa o disperazione ma un gesto di estrema fiducia in se stessi quando la posta in gioco ne vale la pena.

Mi ha insegnato a non nascondere assi nelle maniche ché i bari non son giocatori.

Piuttosto ho una fiche che porto con me, come portachiavi, un regalo che mi fu donato, perché come dice Ligabue “c’è chi ha perso una brutta partita però forse una fiche gli è restata e può darsi ci sia un altro giro di ruota.”

 

Le parole della rabbia

Dopo 27 anni ho imparato a provare rabbia e a sfogarla come si deve, con una bella sfuriata, con il botto, con gli insulti, le parolacce, minacce e sproloqui. Fino ad ora la rabbia si trasformava in tristezza e delusione lasciandomi sempre a pezzi e in lacrime. Adesso so che è meglio una sfuriata e che la rabbia è come una tempesta estiva, lascia velocemente spazio al sereno. Ho scoperto anche che quando sono arrabbiata sono più creativa perciò oggi rendo pubblico un mio sfogo a dir poco terapeutico.

“Buon compleanno.

Dovrei farteli gli auguri? In fondo è il tuo compleanno. Tutti si meritano un messaggino, una telefonata, un post su facebook come minimo. Che mi costa? Sto pensando che tanti auguri non è poi così difficile da scrivere, non serve nemmeno il correttore. Poi però penso..auguri di che? Di un altro anno su questa terra senza avere uno scopo? Auguri che questo sia l’anno giusto? La svolta? Il tuo anno buono? A crederci magari…tu la bontà non sai manco dove sta di casa.

Io a te l’unica cosa che augurerei è un anno dentro ad una stanza chiusa, con la camicia di forza a guardare uno schermo che proietta film porno 24 ore su 24.

Ti augurerei di fare m’ama non m’ama sempre con margherite con numero di petali pari.

Ti augurerei una sofferenza eterna, un’esistenza infima proprio come te.

Tu fossi donna ti augurerei di partorire con dolore; peccato non ci sia più l’inquisizione perché sul rogo ti ci avrei visto bene e avrei avuto una buona scusa per chiamare pompieri rigorosamente strafighi, il che non guasta mai.

Riflettendo ho tante cose da augurarti ma nessuna considerata canonicamente cortese considerando il fatto che sei l’incarnazione di tutto ciò che mi fa schifo a questo mondo.

Forse credo che un messaggio te lo manderò. Semplice e coinciso. Tanti auguri. Ognuno gli darà il significato che vuole.

8 marzo

Dopo San Valentino credo che sia la festa più odiata/amata e controversa al mondo. Un giorno che inneggia ai diritti femminili, all’emancipazione e che custodisce il ricordo di chi è morto dentro ad una fabbrica.

A chi mi dice che non è opportuno festeggiare a suon di spogliarelli e sbornie colossali definendolo squallido e di cattivo gusto dico che forse ha ragione.

Forse.

Io ho scelto di vivere libera e legarmi solo a persone in grado di comprendere questa mia necessità, perciò non sento il bisogno di celebrare l’8 Marzo.

Al contrario ci sono donne che per svariati motivi non hanno potuto o voluto fare questa scelta, vuoi per l’incapacità di stare da sole, vuoi per come la società le ha cresciute, vuoi per condizioni economiche non autosufficienti.

Queste sono donne che spesso si trovano ad aspettare la notte i loro mariti, a preoccuparsi degli altri prima che di se stesse, sono donne piegate alle convenzioni, donne silenziose durante le partite di calcio, comprensive di fronte alla stanchezza, piangenti in solitudine e sorridenti di fronte al loro pubblico.

Per loro credo che questo giorno sia importante. A loro serve.

Serve una volta all’anno provare quello che i mariti provano nella quotidianità al bancone del bar.

Serve una volta all’anno vedere un uomo nudo con un po’ di energia in corpo.

Serve una volta all’anno sentirsi in imbarazzo e colpevoli per questa inusuale libertà.

Serve per ricaricare le pile, tornare a casa e lasciare che il senso di colpa torni sulle spalle degli uomini per i restanti 364 giorni.

Credo che l’8 Marzo sia una festa commerciale, forse banale ma di sicuro non ipocrita perché una fabbrica non è l’unico posto dove morire fra quattro mura.

Questa è una rosea tradizione che permette di aprire le porte di casa, troppo spesso chiuse a chiave, per cui è bene smettere di fare i perfezionisti moralisti e celebriamo questa festa, ognuno a modo suo.

Ovviamente non per tutte è così e a tal proposito ringrazio, nel giorno dedicato alle donne, gli uomini. Quelli veri, quelli che non solo non chiudono la porta di casa ma che ti aprono anche la portiera della macchina, quelli che non crolla il mondo a portare la compagna allo stadio, quelli che il bar se lo fanno a casa, che regalano vestiti ma soprattutto occasioni per poterli indossare, quelli che le fioraie non sono il loro peggior incubo ma che ancora si arrampicano sugli alberi per staccare un ramo di mimosa, quelli che non hanno paura di essere scontati perché sanno che è sempre meglio un po’ di “scontatezza” aspettata che una sorprendente delusione.

Grazie a quelli che ci fanno sentire donne ogni secondo e che oggi è solo una scusa in più per farci sorridere.