29 Febbraio detto “il giusto”

Il 29 Febbraio è il resto nella divisione che impari alle elementari. Il giorno che toglie la virgola e i numeri periodici, è il bianchetto che copre un errore grammaticale, è colui che riporta l’ordine, che resetta il sistema.

Dopo quattro anni di avanzi arriva lui e dice: “ci penso io”.

Prende tutti gli scampoli di tempo sprecati, le parole non dette, gli sguardi rubati, i sorrisi annegati, i ricordi dimenticati nella fretta e mette tutto in un calderone diventando un giorno con lo scopo di riportare in equilibrio la retta spazio temporale.

Questo è un giorno che dedico ai secondi, a quelli che perdiamo senza accorgersene, a quelli che per pigrizia non viviamo, a quelli che lasciamo andare perché troppo deboli per rincorrerli.

Dedico questo giorno ai perdenti, a chi si nasconde, a chi è di troppo e non viene calcolato nella vita quotidiana, alle minoranze e ai loro diritti.

Il 29 Febbraio è un giorno giusto, uno che non fa sprechi, che dà a Cesare quel che è di Cesare e a Di Caprio quel che è di Di Caprio.

Dedico questo giorno a chi come me crede che la giustizia non la faccia il tempo ma l’uomo, a chi non si nasconde dietro a banali scuse, a chi affronta i propri sentimenti con coraggio ogni singolo secondo, a chi non ha bisogno di questo giorno in più perché sa di non aver mai sprecato un singolo attimo.

Dedico questo giorno a chi non crede a chi parla di momenti sbagliati aspettando invano che arrivino quelli giusti ma crede invece alle persone sbagliate riponendo la speranza nell’arrivo di quelle giuste che sicuramente non saranno le stesse.

Dedico questo giorno a chi vive una vita piena, non importa da quanti giorni sia composta.

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Dieci ragazzi per me…

Non me ne vogliano i miei ex ma è doveroso fare questo decalogo per consigliare, confortare e  far sorridere le giovani donzelle in amore. Questi sono i 10 tipi di uomo che ogni donna potrebbe e forse dovrebbe incontrare.

  1. L’irraggiungibile. Egli è quello che avete inseguito per anni, quello che sognavate una volta messe le bambole a letto, quello che bastava ammirarlo per essere felici, che faceva tramontare le guance al primo cenno di sorriso. Egli, vi svelo un segreto, è più che raggiungibile. Ci vuole molta pazienza e dedizione. Il mio consiglio è di donargli il vostro fiore petaloso (fresco fresco di conio). Sarà bellissimo e voi vi sentirete principesse. L’unico “contro” è che tutta l’attesa vi avrà reso cieche e quando vi renderete conto che il vostro principe è solo uno dei tanti rospi sarà sempre troppo tardi.
  2. Il compaesano. Con tale categoria bisogna fare attenzione nonostante l’evidente comodità di trasporto. Vi ritroverete ad incrociarlo sempre, evitarlo sarà impossibile e le chiacchiere voleranno veloci. Per quanto sia piacevole anche solo un po’ di divertimento, se uno dei due non ha intenzione di avere una relazione è meglio lasciar perdere.
  3. La certezza. A tutte capita, prima o poi, di trovare la persona giusta, e lui credetemi che è la persona giusta. Con lui farete progetti, lo presenterete al parentado, idealizzerete una famiglia e con lui dimenticherete i rospi incontrati in precedenza. Se lo incontrate in giovane età, con lui crescerete insieme e vi fonderete fino a non capire dove inizia l’uno e finisce l’altro. Potrà essere la vostra favola oppure inizierete a spaventarvi perché non riuscirete più a capire chi siete e vi inoltrerete in una ricerca solitaria della personalità. Il mio consiglio è: se lo incontrate prima dei 25 anni rivisitate Ron e dedicategli “vorrei incontrarti tra 10 anni”.
  4. Shopenhauer. Proprio mentre voi giocate a nascondino con la vostra personalità ecco che arriva lui: il filosofo che fa a brandelli il velo di maya e la vostra visione rosea della famiglia Mulino Bianco . Egli vi mostra il maledetto romanticismo del mondo, vi dedica albe e tramonti esaudendo qualche vostro sogno fino ad allora taciuto. Godetevelo finché dura.
  5. L’amico dell’ex. Ci sarà un momento in cui sarete a pezzi, distrutte e non saprete dove sbattere la testa e lì pronto a risollevarvi ci sarà lui: colui che può sapere tutto sulla fine della vostra precedente relazione e che curerà le vostre ferite. Lo farà talmente bene che ve ne innamorerete finché anche lui non diventerà un vostro ex. Uno in una vita basta, non entrate in un circolo vizioso o ne andrà della vostra reputazione.
  6. Il corrispondente estero. Soggetto assolutamente interessante altrimenti non avreste speso notti e giorni di scrittura digitale su ogni social di vostra conoscenza dopo averlo visto in qualche rara occasione. Peccato che lavori all’estero. Ci saranno promesse di notti insonni e infuocate al suo ritorno e se va bene forse una ce ne sarà pure e ne varrà anche la pena ma non ci sarà nulla più. Sembra che all’estero si soffra di solitudine e voi eravate una valida compagnia.
  7. Il bello e basta. Fate almeno che sia bello (le mie amiche ancora non mi danno tregua).
  8. Il migliore amico del ragazzo della tua migliore amica.  Terreno pericoloso, anzi, pericolosissimo! Lo conoscete da un po’ e non vi dispiace, iniziate a pensare ad una futura relazione, la complicità fra amici a volte può essere una grande motivazione. Già vi immaginate le uscite a 4 e le tante risate. Mentre voi tornate a girare i film stile Mulino Bianco, perdete di vista i difetti del soggetto in questione o anche peggio iniziate a credere di poterlo cambiare e che con voi sarà diverso. Non potete! Per tal motivo non iniziate ad abbozzare ed ingoiare rospi solo per l’idillio che state proiettando nella vostra mente. Il mio consiglio? Lasciate perdere! L’amicizia fra uomini è molto diversa fra quella fra donne. Mentre voi prima di fare un qualsiasi passo falso analizzate tutte le conseguenze quali una possibile rottura, un matrimonio, i figli, una morte prematura e via dicendo, egli sarà solo ben contento di infilarsi nelle vostre mutande. Magari vi innamorerete anche ma le probabilità Mulino Bianco ve le aveva già azzerate Shopenhauer. Non ricascateci. L’aspettativa più rosea è che riusciate a tenervi la vostra migliore amica.
  9. L’innominato. Su di lui c’è poco da dire, l’incontro in discoteca, lo scontro con il bancone del bar e il risveglio la mattina dopo cercando di ricordarvi il suo nome. Non c’è da andarne fieri ma a volte succede, l’importante è non perseverare.
  10. Il non c’è 2 senza 3. ecco voi siete la numero 3. Complici e scomode proprio come quando cercate di uscire da casa sua senza farvi vedere.  Se siete finite in questa situazione vuol dire o che lui è irresistibile o che lo conoscete da un po’, siete molto complici e che dopo tanto tempo passato a ignorare il feeling tra voi due è arrivato il momento in cui non ce l’avete più fatta. Se avete già conosciuto le tipologie precedenti non c’è da preoccuparsi, sapete come cavarvela. Nel caso invece vi capiti alla sprovvista posso solo dirvi di non farvi illusioni e che gli uomini sono restii a cancellare il passato quindi cedete pure se volete ma armatevi di bianchetto il giorno dopo.

Dieci ragazzi per me…. posson bastare!

Salvietta struccante

C’è il tuo spazzolino, il tuo dentifricio, il tuo sapone intimo, la tua spazzola, i tuoi trucchi, il tuo profumo e anche i tuoi asciugamani forse, non posso essere sicura che siano stati appena cambiati. C’è anche il tuo lui. Come se le persone fossero una proprietà. Per alcuni lo sono.

“Tempi sbagliati, sempre tempi sbagliati” ripete lui..persone sbagliate, penso io, ma resto zitta, non ho voglia di parlare. Non ho mai creduto che il tempo possa essere sbagliato, il tempo è tempo, non gli si possono affibbiare aggettivi, non può essere descritto, può essere solo misurato. Ci siamo incontrati tempo fa e c’era molto più di un bagno vissuto, la ragione quella volta corresse l’istinto. Non ci siamo mai persi nonostante la vita ci abbia proposto strade differenti, meno pericolose, più facili da percorrere e adesso mi ritrovo qua davanti a questo specchio dopo che l’istinto ha definitivamente sconfitto la ragione. Guardo il mio viso, stranamente rilassato ma con il trucco un po’ sbavato. Non posso uscire così, mi scambieranno per una poco di buono, penso fra me e me. Non avrei mai creduto di trovarmi in una situazione simile, non avrei mai creduto di avere la serenità giusta per decidere adesso, in questo momento, che non voglio più guardarmi in quello specchio. Non lo voglio fare, non per tutto il tuo mondo che vedo qui dentro, non perché non sia canonicamente giusto ma perché nel momento in cui lui è stato un po’ meno tuo e un po’ più mio mi sono accorta che stavo per perdere ciò che era già mio e che non è mai stato tuo. La leggerezza, l’ironia, la sintonia e la complicità stavano lasciando il posto al senso di colpa, alla pesantezza, alla responsabilità. Non è ancora troppo tardi per riprendere ciò che è mio e restituirti ciò che è tuo. Solo una cosa non posso restituirti: la salvietta struccante che ho in mano.

Quella la devo proprio usare, come a pulire il peccato dal mio volto, è stato un peccato d’innocenza però, devi credermi, è stata solo una curiosità bambina truccata da donna ma adesso nello specchio vedo il viso pulito da bambina e la saggezza di una donna.

Avrei potuto lasciare la salvietta nel tuo cestino e con lei una traccia del mio passaggio ma ho preferito buttarla una volta lasciato quel portone alle mie spalle. Non credo che dopo tutto essa ti mancherà.

Scelte silenziose

Di nuovo quel suono, di nuovo tarda notte. Violet era stata via per un po’ di tempo e non aveva sentito la mancanza di quel rumore. Un avviso, da parte di chi, non lo voleva sapere.

Ignorò quel suono stridente come era solita fare ma le balenò per la mente quella volta che trovò, ancor più a notte fonda, il parcheggio vuoto vicino al suo. Continuava a ripetersi che non erano affari suoi. Poteva continuare a sorseggiare il suo the prima di andare a letto. Poteva distrarsi leggendo un libro, poteva togliersi quel pelo incarnito che da un mese le stava dando il tormento, poteva fare tante cose per cancellare quel suono dalla testa ma non poteva evitare il pugno: quel pugno che la colpiva proprio lì sotto al seno, il dolore, la voglia di scappare via, di nuovo. Fuggire da quella farsa ancora un’altra volta, percorrere chilometri lontano dall’ipocrisia.

Non era servito la prima volta, non sarebbe servito adesso, pensò Violet.

Si chiedeva perchè fosse di nuovo al punto di partenza, perchè le persone non riuscissero ad abbandonare il passato, perchè lei fosse così diversa. Si chiedeva perchè le persone non fossero più capaci di fare una scelta. Scegliere avrebbe semplificato tutto ma scegliere avrebbe implicato anche perdere ciò che non si sarebbe scelto. A nessuno piace perdere.

Violet eppure perdeva tutto in continuazione: calzini, elastici, penne, ragazzi…ma a lei piaceva scegliere, e non importava il giusto o sbagliato, era tutto così dannatamente relativo. Importava la scelta ed il motivo di essa.

La maggior parte delle persone tende a rimanere aggrappata a tutto dando colpi al cerchio ed altrettanti alla botte, senza riuscire a prendere una cazzo di decisione, confidando sempre che il tempo sistemi le cose.

Di tempo ne era passato eppure ancora quel suono, ancora a notte fonda.

Violet non sopportava quell’ignavia, il “vivi e lascia vivere”, l’accontentarsi di un mondo così povero, arido e squallido.

Ecco di nuovo il pugno sotto al seno. Una morsa che sembrava prenderle l’anima e stritolarla per ricordarle che lei ne aveva una, che poteva essere migliore, che non era obbligata ad ascoltare quel suono, che poteva andarsene e non tornare questa volta, che non doveva niente a quello schifo che la circondava che aveva ignorato e perdonato troppe volte.

Non tornare poteva essere una soluzione ma Violet era stanca di scappare.

Sarebbe stato così semplice prendere quel maledetto telefono, digitare “Lasciaci in pace”, premere invio e dimenticarsi di tutto, non udire più quel suono ma, forse, nemmeno quello sarebbe servito, forse, era l’unica a voler essere lasciata in pace. Purtroppo, pensò, non era una sua decisione nonostante si trovasse lì ancora un’altra volta a bere il suo the.

Le foglie sul fondo della tazza avevano perso ormai il loro profumo e sapore e il calore della bevanda aveva sciolto il pugno lentamente. Non era più l’adolescente che rispondeva male al telefono, aveva imparato a combattere, aveva imparato a fare a pugni ma soprattutto aveva imparato a scegliere o a perdere che dir si voglia.

Sono solo macchine…

“Credo che tu la stia umanizzando troppo.”

Mi dice mio padre mentre gli dico che la macchina non ci lascerà a piedi perchè è come la sua padrona e che lotta fino all’ultimo. Sto tentando con tutte le mie speranze di convincerlo a riprendere la strada di casa nonostante quella spia rossa incuta un po’ di paura.

Della paura me ne sbatto e una cosa è certa, io, la mia macchina, non l’abbandono in una città a due ore da casa.

“Come vuoi ma è solo una macchina, la stai umanizzando troppo.”

Ripete.

Giusto, è solo una macchina… Da 9 anni io dentro a quella macchina ci vivo, è lei che mi fa vedere il mondo, è lei che mi accompagna a fare ciò che mi piace, dietro al suo volante io mi nascondo quando sono triste, è l’unica che mi sopporti cantare a squarciagola.

Lei mi ha salvato la vita due volte, conosce tutti i miei segreti, mi riporta a casa a notte fonda e fa sembrare la notte meno fonda.

Mi ha portato a vedere l’alba e ha resistito ad ogni mia pazzia.

A qualcuno ho anche dato il permesso di guidarla e si capisce da come la guidi di che pasta sei fatto. Lei è una gran caciarona e fa fracasso, ma ne fa di più se non le piaci. Lei mi avvisa e mi mette in guardia e con i suoi rumori sembra dirmi:

” Ma mi senti? Non sa guidare me, come pretendi che sappia farlo con te? Scendilo all’istante!”

Non sempre le ho dato retta e puntualmente era lì a dirmi “ti avevo avvertito”.

Con noi ci vuole pazienza, pazzia, piede pesante, mano delicata ma soprattutto un ottimo udito. Insieme abbiamo fatto più di 200.000 km e ci conosciamo alla perfezione e sì, l’ho umanizzata troppo. C’è qualcosa di male a rendere umano un mondo che l’umanità non sa nemmeno più cosa sia?

Non sono il tipo che si attacca agli oggetti, butto tutto com molta facilità quando non sono più necessari allo scopo. A lei mi sono attaccata e non saprei spiegarne il perchè….

In fondo è solo una macchina…ma è la cosa più umana che mi abbia regalato mio padre.

 

P.S. Loro possono capirmi ❤

Temperatura in rialzo

Da dentro il bozzolo di coperte che mi circonda sento il pallone del mio vicino di casa rimbalzare contro il muro. Oggi è una giornata calda ma io ho sempre troppo freddo. Tutti i media e la gente media si stanno lamentando di questo insolito tepore che non è consono a Gennaio. Si preoccupano del surriscaldamento globale, dello smog, del pianeta che si distrugge, che tutto questo caldo farà male alle coltivazioni, al turismo sciistico, per non parlare poi del danno provocato dalle polveri sottili, la siccità e chi più ne ha più ne metta.

Preoccupazioni.

Questo significa essere grandi? Preoccuparsi? Ci si preoccupa per tutto, anche di una bella giornata di sole.

Penso allora a quando avevo l’età del mio vicino e il meteo era solo l’arbitro della mia vita.

Pioggia= compiti e televisione.

Sole= uscire fuori con gli amici a giocare.

Equazioni meteorologiche.

Guardavamo il cielo e la soluzione era molto semplice. Non c’erano sotto testi o messaggi subliminali o avvisi di un’imminente catastrofe atmosferica.

Il rumore del pallone mi ricorda che devo andare a lavorare e con fatica striscio fuori dalle coperte realizzando che il freddo che sento sono solo le preoccupazioni che non mi fanno godere a pieno di una giornata di sole.

Guardo il cielo.