Speranze bussano alla porta

Non ce la faccio a dimenticarti sai?

Con gli altri prima di te era stato semplice, cadevo nelle braccia di altri ancora, il tempo e il calore facevano il resto. Adesso non ce la faccio, braccia si offrono ed io le lascio vuote perché non sono le tue, preferisco affrontare questo gelo. Il tuo gelo.

Ho sbagliato, ho avuto paura, sono stata affrettata e maledico me stessa per quella sera in cui lacrime hanno offuscato la mia volontà. Sono fuggita e sono tornata, ho trovato una porta chiusa ma uno spioncino aperto e continuo a bussare, continuo a farmi vedere con la speranza che tu sia dall’altra parte a guardarmi. Un giorno ti dissi che non avrei lottato, che ero troppo ferita per sguainare ancora la spada, adesso sono qui senza armatura e scudo in piedi davanti alla tua porta e sento freddo. Rifiuto l’aiuto di chi mi offre calore e decido di affrontare questo dolore.

Adesso so di essere cambiata, di essere cresciuta, adesso so che sono un po’ più forte, che non cedo a briciole d’amore, pensavo che sarei riuscita ad amare solo se amata, come uno specchio, come per riflesso. Non è così, adesso so che so di nuovo amare sinceramente.

E non sto qui a giurarti un amore eterno o un bellissimo lieto fine, sto qui per dirti che è vero e che non mi muovo a meno che tu non apra la porta.

 

Comandamenti

Occhio per occhio, dente per dente. Funziona così il mondo moderno.

No grazie, non per me.

Se la vista è importante, il sorriso lo è di più.

Non sono perfetta, anzi non lo sono affatto, sbaglio e lo faccio con convinzione ma mai per ripicca, mai rendo pan per focaccia, io sono quella che prende la focaccia, la taglia e la restituisce farcita con del salame toscano o melanzane se sei vegetariano.

E non è questione di essere superiore o di volerla fare, è solo che a me le persone arrabbiate non piacciono, quelle ferite tanto meno, e cerco per quanto posso di non esserne la causa.

Se proprio dovessi scegliere una filosofia, sceglierei un comandamento della legge di Mosè.

Amerai il prossimo tuo come te stesso.

Anche qui però un po’di cose andrebbero sistemate. La mia tendenza al masochismo non gioverebbe a tale prossimo ma per questo basterebbe cambiare il come.

Amerai il prossimo tuo più di te stesso.

Ora rimane solo da stabilire chi sarà il prossimo, perché mica sono una dispensa umana di amore, sono tempi di guerra e le scorte vanno razionate.

Il prossimo non deve essere oculista e nemmeno dentista, non sia mai che si vadano a procacciare lavoro.

Il prossimo forse l’ho già conosciuto con dei tempi troppo prossimi.

Una nonna, non la mia ma anche un po’ mia, oggi mi ha detto che il prossimo si sceglie con calma, è meglio pensarci su che se no si finisce poveri. Parlava di case, macchine e denaro e, materialismo a parte, tutti i torti non li aveva.

La mia peggior paura è finire povera d’amore ed è per questo che non cederò all’odio, e non lo farò per ricevere amore in cambio, i regali belli non si cambiano. Lo farò solo perché io posso.

 

 

 

 

 

 

Aspetto

Ancora tu

                                        Ancora giù

Stavolta no

                                        Stavolta resto

Perdono o forse

                                         Perdo

Evado il sentimento

                                         Ebbrezza del momento

Testa di noce

                                        Testa sulla croce

Torno sui miei passi

                                         Trovo diversi sassi

Ostacoli orgogliosi

                                         Orgogliose ombre

 

Non c’è niente che non va

Non c’è niente che non va

Una risposta che mai mi ha convinto della sua verità

A me martello e scalpello per scavare più a fondo

Risolvo ogni problema nascosto del mondo

Ma se è nascosto un motivo ci sarà

Si dice che ignorare sia la ricetta della felicità

Averlo capito prima avrei limitato i danni

Senza le frane e terremoti degli ultimi anni

Adesso lo so devo farmi da parte

E smettere di fare domande

A chi come te mi dirà

Non c’è niente che non va

 

 

 

Letterina a Babbo Natale

Non ricordo il tempo di averne scritta una e mi rendo conto adesso che non so come si fa. Sarò ancora in tempo? Quanto ci mettono le lettere ad arrivare al Polo Nord? Ma l’indirizzo giusto quale è? Babbo Natale avrà internet? Quasi quasi gli mando una mail…anzi credo che la scriverò qui.

Non so da dove cominciare, smisi di scrivere le letterine a 8 anni, morta mia nonna, che forse era l’unica che le leggeva visto che le scriveva con me…non ricevevo mai quel che scrivevo, pensavo ad errori di grammatica, che sbagliassi a formulare le domande o che le poste dalle mie parti fossero maledettamente terribili (questo lo penso anche adesso). Mi ricordo che, disperata, un anno volevo imparare il finlandese.

Il mio sbaglio, capii dopo, era che io non le facevo leggere a nessuno, nonna a parte, io le imbucavo da sola nella cassetta della posta nella piazza del paese. Io ci credevo veramente che un giorno all’anno qualcuno si muovesse a compassione e esaudisse i desideri. Solo non capivo perché non venissero esauditi i miei.

Ora lo so e, sperando che Babbo Natale sia ancora tra i miei lettori, questo anno ci riprovo visto che anno scorso mi ha ascoltato.

Vorrei il regalo di anno scorso, quello che non entra sotto l’albero e se fosse possibile vorrei proprio lo stesso ma visto che l’avevo chiesto sgualcito e tu in questo mi hai accontentato adesso devo chiederti di insegnarmi a cucire che in quello non sono stata tanto brava.

Questo anno invece della Tennent’s ti offro una Tuborg da 66cl. Il formato grande è per le lezioni di cucito. In caso manda la Befana, credo che lei ne sappia qualcosa.

Come al solito Babbo ti aspetto dopo il 25 che, si sa, certe cose vanno fatte con calma, una lezione che devo ancora imparare, forse è bene che mi mandi anche i Re Magi, a loro la pazienza non manca.

A seguito ti metto il link di anno scorso, nel caso tu ti fossi scordato di me…

https://reaeluna.wordpress.com/2014/12/19/i-sogni-non-stanno-sotto-lalbero/

 

Guerra fredda

Tutti sanno cos’è la guerra fredda in termini storici ma quella che intendo io è una piaga che colpisce le relazioni moderne. Una guerra fatta di spunte blu, ultimi accessi, telefonate non risposte, tattiche e strategie sociali.

Si cerca di sapere tutto facendo finta di non sapere niente.

C’è ancora chi domanda “A che ora sei andato/a letto?” nonostante abbia già controllato tutti gli accessi dell’intervistato su ogni social network al quale è iscritto.

C’è chi ancora crede che sia possibile che i messaggi non vengano letti, che si perdano nel buco nero creato dall’ingenuità mista a speranza mista a stupidità. La rete, il nome lo dimostra, intrappola tutto e non perde niente quindi anche se frequentate un genio della privacy, che le vostre comunicazioni giungano a destinazione è assicurato; che poi vengano capite, lette, ignorate, studiate o assimilate, questo è un altro discorso ma non vale solo per i messaggi.

I muri non sempre fanno la fine di quello di Berlino.

Al giorno d’oggi i litigi sono diventati finta indifferenza, ci si arrabbia ma non si dice il perché. A volte ci rendiamo conto da soli che è un perché troppo stupido e, invece di non arrabbiarsi capendo di aver generato un sentimento senza legittima causa, testardi, continuiamo la nostra battaglia sviluppando ogni sorta di punizione sociale. Ne elenco alcune mettendole in ordine da livello “solletico” a “flagellazione”.

-Visualizzato senza risposta

Tale tecnica provoca leggera orticaria all’ignaro destinatario della punizione che crede di venire ignorato e pertanto rimane con due alternative: ignorare a sua volta iniziando così la guerra fredda o iniziare a mettere i punti interrogativi alla fine della frase. A questo livello di punizione nessuno ignora una domanda diretta. La grammatica è una grande alleata in queste situazioni.

-Nessun ultimo accesso e niente spunte blu

Mentre una volta venivi messo in ginocchio sui ceci, adesso è la difesa della privacy a spezzarti le gambine. Questo strumento toglie il controllo spazio-temporale, i soggetti esposti iniziano a dimenticarsi che giorno è e in quale anno vivono poiché la loro giornata fino ad allora era scandita non in secondi ma dagli accessi dell’altro. La scritta “online” improvvisa può causare piccoli attacchi di isteria.

-Contatto bloccato

Creato per evitare stalker e soggetti sociopatici, chi è senza peccato scagli la prima pietra, diventa arma di distruzione di massa celebrale se utilizzato in una relazione. Quella unica spunta grigia rispecchia esattamente la situazione di chi è stato bloccato e lei è lì per ricordarglielo. I sintomi che possono manifestarsi possono essere più o meno intensi. Si parte dall’eccessiva preoccupazione per la condizione di salute di colui che blocca, è risaputo infatti che tutti, prima di un incidente o un male incurabile, bloccano i contatti, sia mai che qualcuno li vada a soccorrere. Dalla preoccupazione si passa all’ansia, paranoia, attacchi di panico fino ad arrivare a casi estremi di depressione. La vita spuntata a metà fa discretamente schifo. L’unica cura possibile è troncare la relazione ormai in fase terminale ma ancora troppe persone confondono il dolore con l’amore.

Sicuramente questo terzo millennio riserva altre torture delle quali non sono a conoscenza e sinceramente vivo benissimo nell’ignoranza. Per quanto mi riguarda di alcune sono stata vittima, di altre artefice e sarei un’ipocrita ad affermare il contrario ma se posso cerco di evitare tutti questi mezzucci. Non mi piace la guerra fredda, preferisco le urla, la lotta, lo scontro a viso aperto, il campo di battaglia.

Qualche mese fa un ragazzo, entrando in casa mia, mi chiese quanto spesso piangevo; all’epoca gli risposi: “Meno di quanto credi”. Era vero. All’epoca ero in guerra fredda. Un freddo che aveva congelato i sentimenti e con quelli anche le mie lacrime e per una che non solo piange sul latte versato ma anche sul tè e sul caffè se c’è bisogno, non era piacevole. Non che mi diverta a piangere ma fa parte di me, della mia personalità. Quella guerra mi stava cambiando e quel ragazzo con la sua domanda mi ha fatto capire che dovevo tornare ad aprire il fuoco e scongelare ciò che avevo dentro anche perché dopo la guerra c’è la pace e non c’è doppia spunta blu con risposta che competa con corpi doppi che si rispondono sotto le coperte.

 

 

L’età sulla roulette

Bisogna puntare sui giovani, quante volte l’ho sentito dire e non ho mai capito che qualità sia l’essere giovani.

Essere giovani innanzitutto non delinea un’età perciò è relativo, a 10 anni sei giovane ma se sei una fabbrica di pannolini e punti sui giovani magari questi sono già vecchi.

Essere giovani non vuol dire essere forti, anzi spesso è il contrario.

Non vuol dire essere intelligenti.

Non vuol dire essere affidabili.

Non vuol dire che puoi essere plasmato a piacimento altrui, conosco bambini che a 3 anni già comandano letteralmente i genitori.

Non vuol dire che sei fiducioso e speranzoso sul futuro e ci sono intere generazioni di dark, punk e emo a supportare la mia tesi.

Non vuol dire che hai più coraggio, mio zio a 90 anni prese il suo primo aereo. Conosco “giovani” che si drogano prima di volare e non che volano perché si drogano.

Quindi spiegatemelo voi cosa vuol dire puntare sui giovani che poi secondo me è un po’ come il concetto di puntare sull’esperienza.

L’esperienza significa solo che sai fare quello che hai già fatto, ma ditemi, nel mondo di oggi, sempre aggiornato, fatto di ultime versioni e cambiamenti ha importanza aver fatto questo o quello per anni?

Ed è qui che si intoppa la catena secondo me, è qui che il mondo si inceppa e va a rotoli, perché i criteri di valutazione sono completamente sballati, viviamo in un’epoca moderna ma con antiche concezioni del lavoro, così come dello sport o in ogni altro campo in cui veniamo valutati.

Quante volte avete sentito “Valido candidato ma senza esperienza” oppure “Potrebbe essere utile ma se tra 10 anni va in pensione non ne vale la pena”.

Frottole. L’esperienza si fa in due mesi o poco più se si ha veramente voglia di imparare e da qui a 10 anni cosa ne vogliamo sapere di quel che succederà?

Bisogna dare una chance a tutte le persone valide che attualmente non sono sfruttate al massimo e non aver paura di andare fuori dagli schemi, guardatevi attorno, vi sembra che ci sia qualcosa che rispetti un qualsiasi ordine prestabilito?