Anno I

successe il 30 agosto 2014…

ho visto la mia prima alba e da quel giorno è stato un susseguirsi di nuove esperienze, di sogni realizzati, di sensazioni forti, di cuori sconvolti.

Ho vissuto il mio primo anno di vita (sicuramente l’ho barattato con 10 di vecchiaia).

Ringrazio chi mi ha spinto a lanciarmi nel vuoto, chi mi ha preso la mano per darmi coraggio e poi l’ha lasciata per farmi volare dove forse egli non poteva arrivare..

ringrazio chi quel giorno mi raggiunse per chiedermi come fosse stata quell’alba e io risposi:

“Bellissima, intensa e breve.”

Una frase che aveva l’odore del caffè e il sapore di profezia.

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Funambola (una bambola sulla fune)

C’è un detto: chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che perde ma non quel che trova…e questo detto è un po’ come il quesito del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, agli ottimisti la convinzione che che la strada nuova sia migliore, ai pessimisti la certezza che dalla padella si finisca sempre nella brace.

Nel mezzo ci sono io che vedo la mia strada come una fune posta tra due grattacieli.

All’inizio ci si aggrappa mani e piedi per non cadere e siamo così presi dalla paura di sbagliare e fallire che non riusciamo nemmeno ad aprire gli occhi e vedere il mondo che ci circonda. Man mano che ci si abitua a dondolare appesi a quella fune, ci si prova ad alzare, si inizia a conoscere il vento, a sapere quando poter avanzare veloce e quando invece rallentare, si sentono i primi calli e si conosce ogni fibra sotto ai propri piedi. Con il tempo e l’esercizio non ci si aggrappa più alla fune ma si gioca, si fanno salti, capriole da veri circensi, si cresce e si acquisisce esperienza. In seguito si possono incontrare degli imprevisti; una ventata improvvisa e SBAM! Eccoci di nuovo appesi…stormi di uccelli appollaiati a rallentare la corsa, tempeste che richiedono molta forza ma anche giorni di sole a illuminare il panorama, nuvole a fare ombra nei momenti più caldi, persone che aspettano dall’altro lato, altre ad attendere un ritorno, altre che non importa in quale grattacielo finisca la corsa ma nel frattempo montano una rete di sicurezza per attutire un eventuale caduta.

Questa è la mia strada e il mio equilibrio è fatto da poche e semplici regole.

Non tornare indietro

puoi conoscere la strada ma non le condizioni in cui la percorrerai quindi non sarà più sicura, non sarà migliore o peggiore, avrai la stessa difficoltà che troverai andando avanti, l’unica differenza sta nel fatto che i tuoi occhi guarderebbero panorami già scrutati.

Fermati e respira.

hai imparato a saltare, a fare evuluzioni e a tenerti stretto, ci sono giorni in cui puoi correre e saltare, altri da vivere in stand by e recuperare le energie. Respira a pieni polmoni e guarda il mondo intorno a te, ti accorgerai che il mondo sta guardando te.

Cadi

Se mai incontrerai qualcuno pronto a montare una rete di sicurezza, non aver paura di cadere, lasciati andare…se poi la vita a bassa quota non fa per te potrai sempre tornare sulla tua fune, se pur ripartendo dall’inizio, ma un tuffo nel vuoto è sempre una grande emozione e vale la pena di farne il più possibile.

Ama gli imprevisti

anche quelli negativi, faranno la tua forza, quelli positivi ti regaleranno la gioia più inaspettata. Bisogna essere elastici come una Barbie per camminare su una fune.

Panta rei

Tutto scorre e tu stai in equilibrio, non è sempre colpa tua.

“e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia perché
mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista”

Voce del verbo sf-amare

Sono sola a casa e mia madre oggi manda un messaggio:

” Topina come va? non ti stancare troppo e ricordati di mangiare”.

Quasi sapesse che ieri ho fatto 2 ore di allenamento per la contrada, 2 ore di beach volley e che ho una media di 5 ore di sonno per notte. Mi deve aver letto nel pensiero mia madre… pensieri aggrovigliati, miscugli di emozioni accumulate ed energie disperse.

Ovviamente oggi sono stanca, ho solo un’ora di pausa e devo mangiare, dormire e fare i miei bisogni.

Non potendo fisicamente adempiere a tutte le necessità in un così breve arco di tempo ho optato per la stitichezza, unica esigenza posticipabile e rinunciabile.

Dovevo addormentarmi, ho quasi esaudito tutti i miei sogni, necessito di fabbricarne di altri.

Dovevo mangiare, anzi sfamarmi, parola singolare, non ho mai capito se debba saziarmi di cibo o di amore, nel dubbio vado alla ricerca di entrambi, riempio la pancia e gonfio il cuore, della serie se mi ami mi sfami.

Al bagno sì, ci sarei dovuta andare ma pensando a tutte le volte che mi hanno mandato a “cagare” in questo anno, credo che almeno per oggi possa rimandare.

Felice sconfitta

La differenza tra me e la maggior parte delle persone è che io sono disposta a perdere.

Io sono figlia dei comunque vada, amante dell’imprevisto, compagna del mai dire mai, amica dello spirito d’adattamento, acerrima nemica del lamento.

Così vivendo, ho imparato a lasciar perdere coloro che non aprono le loro porte e a lasciar correre quei doppiati che s’illudono d’esser primi soltanto perchè sono soli di fronte all’orizzonte.

Ho imparato che per ogni treno da inseguire ce n’è uno in ritardo da aspettare ed è come passi il tempo tra i due treni che fa la differenza.

Magari non aspetti alla stazione, magari te ne freghi dei vestiti rigidi di sabbia, del sale sulla pelle, dei capelli versione steppa del Nevada, del trucco assente, della stanchezza sul tuo viso, e decidi di andare a cena, goderti la serata…magari poi ti ritrovi ad ascoltare live la tua musica preferita, a ridere, scherzare e ballare e non vuoi più tornare a casa così ti perdi tra i vicoli di un posto tanto straniero quanto vicino. Magari poi torni alla stazione convinta di aver perso anche l’ultimo treno e invece è lì davanti a te con più di un’ora e venti di ritardo ad aspettarti.

Forse anche quel treno si era perso su qualche rotaia malandrina, forse anche lui non voleva tornare a casa, forse siete due perdenti quando il premio da vincere è il tempo, quello scandito, quello organizzato.

Di una cosa sono certa; sto giocando la mia partita a scacchi con la vita e, qualora fosse, sono felice di dichiararmi sconfitta.

Perdendo un treno ho trovato la loro musica…ubriacona innamorata ❤

Tè & cereali

Stanotte ha piovuto tanto e il rumore delle gocce sull’asfalto mi ha cullato in un sonno profondo.

Al mio risveglio l’aria era fresca ed io stranamente riposata per affrontare il viaggio. Un viaggio dallo strano odore, odore di bagnato, la pioggia sulla mia pelle, un’inevitabile ricordo: Perugia.

Fortunatamente sto andando a Firenze.

Firenze…

Mi fermo a fare colazione esattamente in quella piazza, in quel bar, quello con i CD, quel giorno erano gli Smith. Prendo un tè e un cornetto alla mora, oggi fanno sentire De Gregori. Non ci avevo fatto caso prima di oggi, questo bar in effetti è una Tea Room; strano caso davvero, me lo avevi promesso di portarmi a prendere un tè un giorno…giusto, un giorno.

Guardo Firenze oggi, dopo la recente alluvione e mi accorgo che non è poi tanto diversa da me, un po’ ammaccata, devastata, desolata che è Agosto e in pochi sono rimasti a vedere e a rimettere a posto i danni. Ma è Firenze ed è sempre bella, è sempre magica. Non possono amare lacrime portarle via il fascino.

Finisco di bere il mio tè e penso che in fondo non potevamo evitare di trasformarci in un ricordo, noi che volevamo mischiare tè e cereali, i cereali si sa vanno bene con il latte.

Esco dal bar e la tenue luce di un timido sole asciuga i pensieri di pioggia.

Tormentoni

Chiamasi tormentoni quelle canzoni principalmente estive che le emittenti radiofoniche ti propongono con cadenza regolare, costante e assidua, inevitabili come la sabbia nelle mutande, l’abbronzatura a strisce sulla schiena, le infradito rotte mentre ti improvvisi Bear Grylls sugli scogli in fondo alla baia e insopportabili come la numerosissima famiglia che in 6 più amici noleggia un misero ombrellone con due lettini a fianco al tuo, occupando puntualmente la tua ombra, il tuo spazio vitale, il sottosuolo e riempendo l’aria di palle, il mare di protezione 100 e la terra di biglie di vetro che inevitabilmente calpesterai a mezzogiorno iniziando così, attraverso le stigmate il tuo percorso verso la santificazione.

Ovviamente tale combriccola, bivacca allegramente intorno a te, che cerchi pace, in compagnia dell’adorata radio portatile, e tu, che speravi nella scarsa batteria di un Iphone con casse bluetooth, ti ritrovi vicini di vacanza i superstiti indenni alla moda, i nostalgici degli anni ’90 con la loro bella radio da cantiere, antiurto, antivento, antiacqua, antimarmocchi appiccicosi e lentamente rinunci a tutte le tue speranze di quiete cercando di fartene una ragione. In fondo un po’ di musica non ha mai ucciso nessuno…

Ma proprio quando, a discapito di tutto, stai quasi raggiungendo lo ZEN status senti lei, la canzone che mai vorresti ascoltare: il TORMENTONE

ovvero la colonna sonora del tuo sogno ad occhi aperti, della tua favola, dei tuoi cuoricioni palpitanti sul touchscreen.

Peccato che il touch screen si è rotto, la favola era un racconto breve e gli occhi aperti vittime di congiuntivite acuta.

Mai e poi mai innamorarsi in estate (che poi questo anno è principiata prima) perchè le radio di bassa lega sono spietate e prive di fantasia e quella melodia, capace di suonare ogni tuo nervo scoperto,  sarà il tuo tormento finchè non appenderai il costume al chiodo e la pella nera nasconderà la tua, ormai pallida.

Rassegnata al destino non puoi far altro che riderci su e ascoltare i bambini che cantano Cremonini quando ad un tratto la domanda ti sorge spontanea…

Ma i genitori gliel’avranno spiegato ai figli cos’è l’orizzonte verticale?

Sottosopra

Non manca molto, un mese e poco più.

inizia a sentirsi l’agitazione, la paura, l’ansia e la trepidazione.

Partirò, finalmente.

Non è forse il momento più adatto o forse non poteva essere il momento migliore.

Forse due mesi metteranno a posto la confusione che ho in testa, probabilmente ne creeranno altra, magari porteranno riposo.

Ho vissuto ogni singolo giorno dell’ultimo anno #comenoncifosseundomani ma il domani arrivava sempre e insieme a lui arrivavano le conseguenze, i ripensamenti, i dispiaceri e tutti i sentimenti che prova chi non sa fregarsene.

E io no, non so fregarmene. Non dimentico le emozioni vissute, le frasi bisbigliate, la fame di baci, le promesse non mantenute. Non dimentico la felicità che ho assaporato, quella che non tornerà, almeno non così forte, non così intensa. Felicità che mi ha sorpresa e che lascia oggi cicatrici indelebili, segni di ferite curate con i miei sorrisi, con serate in amicizia, spettacoli e la passione di notti insonni passate a guardare la luna e a contare stelle.

Che poi le stelle le ho trovate vicino a me, persone tanto vere quanto sbagliate ma che non si nascondono nel loro buio. Continuano a brillare pur avendo perso il loro cielo.

Eccomi qua, un’altra notte passata sottosopra a pensare che tra poco alle stelle unirò le strisce, che forse non sono pronta, che non ho preparato nulla, che un domani c’è ed è quel sogno che ti sveglia in piena notte col cuore in gola.

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