Urla alla Luna

Oggi urlo.

Urlo perchè il mondo non va come deve andare.

Urlo perchè io, a te, architetto dei miei coglioni (gli stivali sono troppo raffinati) che vuoi mangiare sul lavoro degli altri, 2000,00 euro non li voglio dare.

Urlo perchè penso alle persone che ho sotto la mia responsabilità, alle famiglie che devo mantenere e al lavoro che sto per rifiutare, perchè l’onestà non si compra o forse sì, non lo so più.

Urlo perchè scrivo e scrivo bene (fanculo la modestia) ma per pubblicare mi devo autofinanziare.

Urlo perchè io soffro, annego e sputo in questa società malata, procreatrice di disagio.

Urlo perchè a compromessi con la corruzione non si dovrebbe scendere.

Urlo per tutti i valori che tacciono.

Urlo per chi tiene al proprio lavoro e non al guadagno.

Urlo per i bar che non tengono i videopoker.

Urlo per chi ti dice la scadenza di un prodotto e non te lo rifila di nascosto.

Urlo per chi tiene alla salute del mondo e tenta ancora di eliminare il marcio.

Urlo soffocato dietro al mio bavaglio.

Servo per amore

Violet stava piangendo e non capiva perchè, non aveva nessun motivo per piangere adesso, non dopo tutto quello che aveva passato, non dopo quello che aveva affrontato, ma lei lo sapeva, le emozioni le viveva in differita.

Il giorno prima era stata ad un funerale, la seconda volta in quell’anno e come al solito si sentiva di troppo, inadatta, non sapeva mai cosa dire, fare e neanche indossare…quel giorno però aveva dovuto indossare la felpa della società sportiva, era uno di quei funerali che non dovrebbero esistere in effetti, di quelli che non ti spieghi, di quelli che non ti immagini, di quelli che purtroppo capitano; quindi per sotto aveva optato per dei jeans, aveva dato un’occhiata alle sue scarpe da giorno Desigual, ma tutti quei fiori e disegni non le sembravano a tema, che poi in realtà ai funerali ci sono sempre tanti fiori, ma indossarli le sembrava frivolo.

Violet era andata alla cerimonia, non si era commossa, aveva cantato Servo per Amore come faceva da bambina quando la nonna la portava a messa, per quell’ora di predica si era interrogata sulla religione, sul significato che poteva avere, sulla morte, sull’ingiustizia. Aveva sempre creduto che il mondo non finisse con l’uomo, ma ecco il Dio che le avevano insegnato assomigliava troppo all’uomo per potergli credere, ci doveva essere qualcosa di diverso, qualcosa di più.

Aveva ascoltato le parole di un ragazzo, non ancora ventenne seppellire il padre e salutarlo se mai si possa salutare un padre, il corpo forse, ma la persona quella resta.

Aveva ascoltato quelle parole con attenzione, con stima e profondo rispetto, perchè quel ragazzo diventato uomo troppo in fretta, aveva dimostrato a tutti la sua forza, il suo valore, perchè le battaglie più dure non le combattono i soldati, ma i guerrieri dell’anima.

Si combatte, e si combatte per cosa si domandava Violet?  Una domanda che non poteva avere risposta.

La vita.

Forse poteva essere la risposta, ma mentre piangeva e nessuno poteva vederla, quella melodia le risuonava nella testa… “offri la vita tua, come Maria, ai piedi della croce e sarai servo di ogni uomo, servo per amore, sacerdote dell’umanità”

Ora Violet, non credeva al sacrificio della propria vita, non credeva che un agnello togliesse tutti i peccati del mondo (una speranza ai vegetariani &co bisognava pur darla) ma quella canzone che era dentro di lei da ormai un tempo indefinito le fece capire che per una cosa sola vale la pena combattere.

L’amore.

L’amore per la bellezza, per gli altri, per la natura, per tutto ciò che non è costruito e forzato, l’amore per la semplicità di un gesto, di un bacio, di un abbraccio, l’amore senza se e senza ma, l’amore che c’è adesso, si combatte per quello che c’è non per il passato, non per il futuro.

Violet si guardava allo specchio e vedeva le lacrime rigarle il volto, dagli occhi fino agli angoli della bocca, angoli che tendevano alle orecchie, non sapeva nemmeno lei cosa significasse quel pianto, liberazione forse? esternazione di tutte le emozioni provate il giorno prima e sul momento compresse? Non lo sapeva ma non era tristezza, non era pietà, non era rammarico, non era rabbia, forse….forse era speranza.

E sorridere dei guai….(a G dedicata)

Questa lettera è per te, oggi che in realtà non è niente, un giorno qualunque, prima che tutto il bello abbia inizio, in ritardo rispetto al peggio che hai passato.

Non so perchè adesso, ma il mio inchiostro scorre per te, per te che sei una donna e un’amica, non strettissima, ma vicina quanto basta, sicuramente vera, sicuramente saggia.

A te dedico le mie parole perchè ti ammiro, invidio la tua forza e sorrido al pensiero che tu, voltando le spalle ai sorrisi negati, sia riuscita a trovare la tua strada, la tua serenità.

Noi tra tutte, non siamo le più legate, non ci siamo confidate troppo, ci siamo supportate il giusto e oggi ti scrivo per dirti che per me sei un esempio; un esempio di chi sa che la vita non è di certo giusta ma che con la tenacia la si può rendere meno sbagliata.

Ti dico grazie per quello che hai dimostrato al mondo e inconsapevolmente hai dimostrato a me. Mi hai fatto capire che per la felicità non si deve smettere di lottare, che non ci si può accontentare della vita così, come una storia che ci è stata insegnata, perchè è così che va per tutti, è così che deve andare…per te che tutti non sei la storia non è scritta ma ti auguro che sia meravigliosa.

Fiera di far parte in piccolo della tua vita e che tu sia parte della mia.

Ti dico grazie oggi, oggi che non è niente, ma proprio perchè non è niente, sembrerà di più.

To Miss or To Love??

Ho spesso confuso in passato la mancanza con l’amore, sentivo la mancanza di una persona e credevo di amarla o pensavo di non amarla perchè non ne sentivo la mancanza.

Ho capito con il tempo che questo sentimento è figlio di relazioni malate, che non ti fanno vivere, che ti causano ansia e panico, anche ebbrezza certo, ma poi si sprofonda nei più cupi sentimenti.

Ho capito che le persone non ti mancano finchè ci sono e se non ci sono è perchè non vogliono esserci.

In un rapporto sano ci si aiuta, ci si confronta, ma non ci si manca, si ha voglia di fare le cose insieme ma si è in grado di farle anche da soli.

Troppo volte ho pianto per le assenze delle persone, mi sono sentita rifiutata, inadatta, imperfetta, poi mi sono resa conto che non è sempre colpa mia, che a volte non puoi farci niente, che è meglio concentrarsi su chi resta, che per quanto si possa correre, nel vuoto, si resta immobili, quindi a volte è meglio fermarsi e aspettare che qualcuno ti raggiunga.

Voglio amare una persona che mi sazi, che ci sia, che apprezzi la mia compagnia, una persona che sa lottare per qualcosa di più, una che non si accontenti.

Di me non ci si deve accontentare perchè io non manco, io ci sono, io vivo e faccio chiasso, tanto, anche nel silenzio.

Storia di un angolo

C’era una volta un angolo fatto apposta per appoggiarci televisioni profonde. Veniva sempre ammirato e costantemente spolverato. Arrivò un giorno Tecnologia che i televisori rese piatti e gli angoli insoddisfatti, nessuno più li utilizzava, e restavano in disparte, al massimo adornati da alcune piante lì lasciate e mai curate.
Arrivò un giorno una bambina e vide l’angolo che soffriva.
Chiese all’angolo “cos’hai?”.
Lui rispose ” I tempi son cambiati, nessun più mi sfrutta ormai.”
La bimba che cercava di portare il sorriso a tutti, si armò di squadre e righelli e fece i suoi conti.
L’angolo poteva contenere ogni suo gioco, farle vedere i cartoni e divertirla con poco.
La bimba andò dal mastro legnaio con i suoi scarabocchi
e gli disse
” Trasforma il mio sogno in un mobile coi fiocchi”
Egli, con determinazione e pazienza risolse ogni problema con tecnica ed efficienza.
Dal cuore e l’intelligenza nacque un oggetto unico e speciale mai visto in precedenza.
L’angolo, al suo destino già rassegnato, quando vide il mobile rimase senza fiato.

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La sincerità di una canzone

Te l’hanno mai dedicata una canzone?

e non parlo di quando ti dicono “senti bella questa” o quando stabilisci che quella è la colonna sonora della tua storia d’amore, intendo quel momento in cui una persona ti dice “questa è la tua, te la dedico”.

Generalmente non è una canzone che conosci ma che parla di te e che ti descrive con le parole che utilizzerebbe il mittente della dedica.

Può darsi anche che non sia il tuo genere, ma in fondo è una melodia che ti rimarrà addosso, che riascolterai con piacere poichè non parla di un amore o di una situazione ma racconta te dal punto di vista da cui ti osserva l’altra persona. Sicuramente è qualcosa di magico perchè a volte riesci a scoprire ciò che tu non puoi vedere su di te  e alla fine anche se magari non diventerà la tua canzone preferita, non potrai fare a meno di ascoltarla ogni tanto e sempre ti toglierà le lacrime dagli occhi riportando due fossette sulle guance. Questa è una musica che ti regala i pensieri di una persona, quelli sinceri, dove non c’è cortesia, buonismo o rispetto, a parole pochi dicono quello che pensano ma la musica non mente, tu sei così per chi ti fa la dedica, senza mezze misure, senza fronzoli, sei il significato di quelle parole e basta.

Una canzone dedicata è un pezzo di anima rubata.

La mia canzone?

Un po’ complessa e dà una descrizione di me che mai avrei immaginato ma forse quella sera, in quel viaggio, qualcuno c’aveva visto giusto, più a fondo oltre la profondità concessa ai miei occhi, poichè i poeti aprono sempre la loro finestra anche se noi diciamo che è una finestra sbagliata.

#zeroparanoie

Ed è questo il momento che non ti aspetti, quello in cui per un abbraccio faresti il giro del mondo, quello in cui hai gettato in mare tutti i salvagente perchè “no dai, questa è una nave sicura, il capitano sa quello che fa”  e invece poi ti trovi sulla Concordia, il capitano è Schettino e non riesci nemmeno a dargli la colpa perchè tu su quella nave sei voluto salire nonostante tu non sappia nuotare e il mare ti terrorizzi; sì proprio tu che adori volare hai deciso di scendere perchè i tuoi occhi di gabbiano dall’alto avevano visto un porto sicuro.

Adesso le tue ali iniziano a tremare, le hai lasciate ferme troppo a lungo, non sai più se riesci a volare, perchè, dentro di te, in cielo proprio non ci vorresti tornare ma ti ritrovi ad elemosinare protezione, protezione che non c’è e questo non ti piace.

Questo è il momento in cui pensi di provare a spiccare nuovamente il volo, è stancante, lo sai bene e le spiagge per dei buoni riposi non sono molte.

Questo è il momento in cui ti ritrovi con la tua penna a scrivere parole perchè in fondo sai che è l’unica cosa che hai, l’inchiostro non ti abbandonerà mai e le pagine saranno sempre pronte ad ascoltarti……..

…….è questo il momento in cui smetti di scrivere, suona il campanello, apri la porta, senti la sua voce, vedi i suoi occhi, consumi i suoi baci, e ti perdi nel suo abbraccio….ed è lì che tutte le paranoie annegano e tu torni a respirare.