Quercia & Noce

In un parco vicino al lago, c’era Quercia, un albero con pochi anelli ma dal tronco già solido, con molti rami e tante foglie. Veniva considerato il luogo perfetto per fare picnic all’aperto poichè era grande ed era l’unico albero del parco che poteva facilmente proteggere dai caldi raggi del sole. Un giorno, una coppia portò i suoi bambini a divertirsi un po’ in quel parco. I bambini avevano portato delle noci per fare merenda e per giocare sulle acque del lago immaginando che i loro gusci ormai vuoti potessero diventare delle barche. Una, Noce, scivolò dal cestini senza che i bambini se ne accorgessero e iniziò a rotolare per quel parco molto grande.

Noce era piccola, sola e nessuno la notava tra quei fili di erba, ma a lei piaceva girare e vedere tutte le persone che capitavano in quel parco. Le sembravano tutti giganti, persone importanti, col tempo però diventavano tutti un po’ uguali dal suo punto di vista. Un giorno era più stanca del solito ma sentendo un fruscio in lontananza decise di seguire quella musica e vedere dove la portava.

Arrivò finalmente alla fonte della musica e vide quest’albero importante e pieno di vita, così decise di appoggiarsi a lui per sentire il rumore delle sue foglie. In cambio Quercia le chiese di raccontarle ciò che aveva visto in tutti i suoi viaggi all’interno del parco perchè le sue radici non gli permettevano di allontanarsi più di tanto, per questo più cresceva e più s’allargava, per poter vedere di più e per far sì che più persone potessero andarlo a trovare sotto la sua ombra.

Noce allora iniziò a raccontare le sue storie, sulle persone che aveva incontrato, sui posti che aveva visto, sulle diverse sensazioni che provava a seconda dei vari terreni su cui scivolava. Quercia le dava riposo e un po’ di pace con le sue musiche, sapeva come muovere le sue foglie. Così Noce e Quercia si davano quello che mancava l’uno all’altro, ogni tanto Noce rotolava a vedere il parco e Quercia la seguiva con le sue musiche in modo da farle capire sempre quanto si stava allontanando e da non farle perdere la strada, non voleva che Noce si perdesse nuovamente. Quando la musica si faceva sempre più lieve allora Noce si rimetteva in viaggio verso Quercia carica di tutte le esperienze che aveva vissuto e quando arrivava Quercia lasciava cadere qualche foglia per darle calore e conforto e Noce iniziava a raccontare.

Era un legame fatto di pochi gesti, tra loro c’era musica e parole.

P.S. uno dei migliori fruscii…:D

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Accenti in vin brulé

Se l’acca è sulla Luna* gira voce che Accento da qualche tempo a questa parte sia costantemente ubriaco, appare e scompare nei posti sbagliati, sabato lo hanno trovato a smaltire la sbornia sulla riva del Po che di lui ne farebbe volentieri a meno ma che ormai lo cura con gentilezza.

Inoltre questo Accento è un bel farfallone, è ufficialmente fidanzato, ma spesso lascia la sua ragazza Gia a casa da sola, rendendola molto triste e sempre più perplessa mentre lui frequenta di nascosto la Sig.ra Fa coinquilina di Sa, due monosillabe che conoscono l’arte della conquista cosicché Accento spesso resta da loro pagandole in ignoranza.

A volte, non spesso, frequenta anche due gemelle Da e Da, la prima è sempre in viaggio, ogni giorno in un luogo diverso, quindi l’ha incontrata di rado, essendo più generosa, lo accoglie a braccia aperte. Purtroppo a causa del suo alcolismo ogni tanto si è confuso tra le due rischiando di prenderle di santa ragione.

Non sapendo più che fare di questo saltimbanco, una ragazza reticente decide di prenderlo e di metterlo su instagram per far capire all’uomo della sua vita che per conquistarla deve impegnarsi di più.

La ragazza così prende Accento e lo incolla lì, su quell’immagine per aumentare il tono probabilmente, per dare carattere alla sua affermazione, per aumentarne di un’ottava la personalità e perché è stanca di aspettare….

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le magnifiche perle di saggezza delle ragazze di instagram

All’uomo della sua vita voglio dare un consiglio. Sbrigati a prendere questa benedetta laurea in lettere perché lei si è stancata di aspettare….la maestra di italiano.

* https://reaeluna.wordpress.com/?s=acca

Questionari d’amore

Lui: Cosa vuoi da un uomo ?

Lei: Adesso?

Lui: Sì, ora, quando incontri un ragazzo, che qualità ricerchi?

Lei: Direi che se non avesse paura di me già potrebbe bastare.

Lui: Paura? Perchè mai un uomo dovrebbe aver paura di te?

Lei: Perchè sono una donna forte, intelligente, determinata, sicura, posso sconfiggere qualunque avversità, l’ho dimostrato, in una parola direi impegnativa forse. Ho provato la debolezza, ad essere la ragazza da salvare, ma no, quella non è la mia parte, perciò una come me spaventa, agli uomini piace essere cavalieri sì ma è quello che non possono salvare a far loro più paura.

Lui: Ma anche tu hai delle debolezze no? Perchè non mostri quelle, così sembrerai meno guerriera.

Lei: Le mie debolezze sono forti quanto le mie virtù, anzi credo che le due cose siano indissolubili.

Lui: Allora se ammetti di far paura agli uomini e la qualità principale che desideri è l’assenza di questo sentimento stai inevitabilmente scegliendo la solitudine…

Lei: Sto scegliendo me stessa prima di tutto, voglio guardarmi allo specchio e bastarmi. Se un uomo scappa di fronte alla mia forza non può stare con me perchè egli con il tempo mi renderebbe peggiore per sentirsi migliore. Voi uomini, volete sempre sentirvi migliori, avete lo spirito di competizione innato.

Lui: Non hai tutti i torti ma non ti manca qualcuno al tuo fianco?

Lei: Ovvio, ma ho imparato a conviverci, è inutile che qualcuno ti scaldi il letto se non riesce a scaldarti il cuore. Vorrei un uomo non solo con la U maiuscola, anche le altre tre lettere devono essere maiuscole, se possibile anche in grassetto. Non voglio rincorrere le insicurezze altrui poichè finirebbero sicuramente per diventare le mie.

Lui: Non credi che le tue parole siano solo uno scudo?

Lei: Probabilmente lo sono, è la mia selezione naturale credo…un muro di parole che si scalfisce a colpi di domanda.

Nome in prestito

Violet aveva conosciuto un ragazzo quella sera, il suo nome già la doveva mettere sull’attenti ma ovviamente non poteva evitare tutti i ragazzi con quel nome da lì all’eternità, si fosse chiamato Agamennone poteva essere anche fattibile ma no, il suo era un nome troppo comune.

Tutto sommato era un tipo simpatico, alla mano, sapeva parlare, ci stava provando spudoratamente e lei quella sera aveva bisogno di attenzioni, di sentirsi donna. Sapeva che non era una gran mossa, sapeva che concedergli quel bacio non avrebbe portato molto lontano, non le importava, voleva provare ad essere leggera, una volta almeno nella sua vita. Si divertì in mezzo a quei vicoli bui e semideserti di quella città che poi era più simile ad un paese, una città dove si conoscono tutti ma dove ognuno fa i fatti suoi. Violet però non rimase a dormire nonostante i ripetuti inviti, se ne andò, un po’ contro il suo volere, un po’ apposta perchè sapeva il suo valore, era finalmente diventata consapevole di se stessa ed era convinta di valere l’impegno di un uomo ed oltre a questo aveva iniziato a capire quali qualità desiderava nella persona che avrebbe voluto al suo fianco, perciò se ne andò, lasciando a quel ragazzo solo l’immaginazione di una notte con lei.

Violet avrebbe voluto solo divertirsi un po’ con quel ragazzo ma anche nel divertimento lei ricercava un po’ di lotta, di tenacia, di fatica. Il suo istinto infatti le diceva che egli non avrebbe superato quella prova perchè fondamentalmente nonostante l’età era solo un ragazzo, amante dei giochi semplici; ecco una scatola con scritto 14+ sarebbe stata per lui già troppo impegnativa.

Violet era una donna ormai e i suoi pezzi non stavano di certo dentro un cartone della Fisher Price.

Quel ragazzo si dimostrò esattamente come Violet aveva immaginato lasciandole il pensiero che nella sua vita non tutti possono indossare quel nome, sebbene comune, solo uno sapeva come fare, solo uno dava a quella semplice parola una personalità, tutti gli altri, poveri loro, erano solo doppioni, omonimi senza significato e inevitabilmente quell’uno avrebbe fatto il culo a quel ragazzo più grande di lui.

True detective- stagione I

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true detective

8 episodi, due attori fantastici, una sigla meravigliosa e basterebbe questo per finire qui una recensione.

True Detective è un telefilm sconvolgente, i primi 4 episodi sono un turbinio di emozioni e riflessioni sulla vita, i monologhi di Rust (Matthew McCounaughey) sono illuminanti, contorti ma dannamente veritieri, il suo cinismo stoico è supportato da un altrettanto complesso personaggio Marty (Woody Harrelson) emblema dell’uomo comune con tutte le sue discordanze, contraddizioni e visioni semplicistiche di una vita che non promette mai nulla di buono.

Dopo le prime 4 puntante si pensa ” finalmente qualcosa di diverso, non stupido, non fatto per fare soldi ma per comunicare qualcosa”.

Le restanti 4 invece ti rimettono con i piedi per terra, la trama risulta scendere a banali risvolti e si perde un po’ il tema etico-filosofico a favore della storia poliziesca. Personalmente penso che alcuni temi dovessero essere approfonditi maggiormente poichè ho avuto come l’impressione che lo abbiano voluto concludere alla svelta o cambiargli impronta.

Effettivamente la “lentezza” dei primi episodi non è pane per il grande pubblico abituato a serie televisive che raccontano una vita intera in 40 minuti.

Spero vivamente che questo cambio di direzione non sia dovuto al voler raccogliere consensi.

Sicuramente è un telefilm da vedere per le magnifiche interpretazioni dei due attori, Harrelson in primis, e per l’acume della sceneggiatura.

Attendo con ansia la seconda stagione e nel frattempo concludo con una massima di Rust:

la morte ha creato il tempo affinchè facesse crescere tutto ciò che poi lei avrebbe ucciso

Il ranocchio e la farfalla

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Tra una farfalla e un ranocchio ci sono io, esattamente dietro l’obiettivo, ammiro la loro vita, li faccio saltare, li faccio volare. Ci sono part-time, come tappabuchi, qualche pomeriggio, non di più, ma quanti bastano a insegnarti il loro mondo.

Un mondo dove si divide la merenda e si lascia a metà, tanto c’è sempre qualcuno a finire quel che resta (la bilancia non ringrazia).

Un mondo vissuto sul ciglio della strada, tra quella linea bianca ed il muraglione esiste un’altra realtà fatta di castelli, principesse, draghi e cavalieri; il muraglione protegge, la linea è il fossato e se la sorpassi ci sono i coccodrilli pronti a papparti.

Un mondo dove i passi sono piccoli ma sono più veloci per questo riescono a stare sempre davanti e i tuoi ” stop, alt e fermi là ” sono solo ordini del RE COMANDA COMANDA che nessuno seguirà a meno che il re non diventi giullare e l’ordine sia parte del gioco, una piccola pausa per respirare, contare fino a tre e poi ripartire.

Un mondo, il loro, dove il “tre” arriva quando meno te lo aspetti, non segue l’ordine numerico prestabilito, il “due” spesso non esiste, “l’ uno” è sussurrato e il “tre” è urlato a squarciagola perchè è tanta la fretta di ripartire. Essi hanno fretta poichè sono gli unici in realtà a sapere dove andare e vanno senza paura perchè c’è sempre un gigante a guardar loro le spalle.

Un mondo che ti insegna che si può stare naso a naso senza che scatti un bacio, che si può ridere e volersi bene senza pretendere nulla l’uno dall’altro.

Un mondo dove le scale non sono un ostacolo ma il posto più divertente in cui giocare perchè lì c’è il rischio di farsi male e vuoi mettere la soddisfazione di averla scampata?

Un mondo più semplice e farci un salto dentro ti libera l’anima e ti riporta alla realtà che non è poi così tanto male finchè ci sono ranocchi che saltano e farfalle che volano.