Se il cuore canta Iva

E basta con la storia (tutta italiana) de “Il cuore è dove c’è casa”, il mio ad esempio è fan della Zanicchi e grida a squarciagola “il cuore è uno zingaro e va…”

L’ultima volta che ho controllato aveva pure messo mi piace sulla official fan page di Iva. Questo fa di me agli occhi del mio popolo una senza tetto, una spiantata e quando dico alla gente che partirò per l’America mi guardano come se fossi pazza, i più romantici mi chiedono se vado con la nave come se dovessi cercare il principe azzurro sul Titanic ed io penso che sì, bella storia, ma se dovessi proprio trovare un principe vorrei anche che rimanesse vivo alla fine del viaggio!

Distruggo le speranze romantiche rispondendo che prendo l’aereo, al che segue la domanda ” e quando parti?”

Non faccio in tempo a dire settembre che ecco lo sguardo da fatalista, il puro terrore negli occhi dell’interlocutore che già mi immagina preda di un attacco terroristico forza nove e ormai dandomi spacciata mi chiede: “Ma sei sicura? qui c’è la tua famiglia, il tuo lavoro, i tuoi amici…”

Faccio un respiro, conto fino a dieci e poi dico:

” Sì qui c’è tutto e non credo che partire cambierà gli affetti, di sicuro non quelli reali. Il problema forse è che qui c’è troppo, troppa paura di vivere, troppa di morire, qui tutti pensano alla gallina di domani senza mai mangiare l’uovo oggi, qui si aspetta, cosa ancora io non l’ho mai capito, qui ormai si ha anche paura di amare, come se fosse un delitto, e pensare che una volta questo bel paese era la patria della cultura e dei sentimenti, invece adesso mi volto e vedo solo la gente accontentarsi, della vita, dei politici, dell’amore abitudinario, della famiglia e nessuno più che lotta. Le mie sono parole da ipocrita visto che parto ma son certa che farò ritorno almeno solo per spiegare con le mie pazze parole che non ci si deve accontentare di una casa, quattro mura con al massimo una decina di persone dentro, il mondo è la nostra casa e ci si può mettere tutte le persone che vogliamo. Le radici sono solo la base su cui si erge un tronco che si dirama, si allarga e spinge le sue foglie a seguire le correnti d’aria, a volte fluttuando, altre giacendo su di una panchina, altre ancora, finendo in faccia a qualche malcapitato.”

E ora c’è solo il mio cuore a far rumore, sussulta felice al solo pensiero di quanti malcapitati avrà modo di incontrare.

Il mio ennesimo interlocutore mi guarda con l’accondiscendenza che si riserva ai folli e si complimenta per il mio coraggio.

Nella mia follia ho sempre pensato che ha molto più coraggio chi resta piuttosto che chi parte.

Quando meno se lo aspetta

” Diamine, dove sono le chiavi di questa casa? Perchè arrivo sempre prima di tutti? questa volta ho fatto proprio tombola, anche prima del proprietario sono arrivata!”

Pensava Violet mentre cercava le chiavi dentro un vaso di terracotta a forma di sedere nel porticato della casa di un semi sconosciuto.

“Sono venuta prima per dare una mano, per non scroccare solamente una cena, forse perchè non ho molti impegni, ma mai avrei pensato di trovarmi in questa situazione, mia sorella mi aveva detto che poteva capitare ma non riuscivo a credere che sarei dovuta entrare da sola frugando per cercare le chiavi, dovevo ascoltarla meglio, almeno adesso saprei dove trovarle quelle maledette. Ma si può nascondere le chiavi in un sedere?”

Continuò a cercare freneticamente e pensava a quanto fosse ridicola quella situazione, fino a qualche mese prima a quella cena non sarebbe mai andata, nè sarebbe stata invitata, avrebbe passato il venerdì sera a casa aspettando il suo ragazzo, avrebbero guardato qualcosa in televisione e fatto l’amore. Il ragazzo però non c’era più, l’amore forse non c’era già da prima, il sesso non è venuto nemmeno dopo ma almeno non aveva più quella continua sensazione di star sbagliando qualcosa,quella sensazione che non riusciva a spiegare, figuriamoci a capire. Però sapeva che se ne era andata e le stava bene così. La sua vita non era poi cambiata più di tanto, aveva solo smesso di aspettare e così veniva invitata a cene, aperitivi, after dinner e chi più ne ha, più ne metta. Era quasi sempre la stessa solfa, di rado conosceva qualcuno che le interessasse ma continuava ad accettare gli inviti, non si poteva mai sapere. Voleva vedere cosa le riservava la vita e di certo non lo poteva fare chiusa in casa, a questo punto pensandoci bene nemmeno chiusa fuori da quella casa.

“Strano questo ragazzo a lasciare che gli altri entrino senza che lui lo sappia, deve essere molto amico di mia sorella per averle detto dove tiene le chiavi…eccole finalmente, le ho trovate. A questo punto credo che entrerò almeno metto in frigorifero il dolce e poi aspetterò che arrivino gli altri, mia sorella lo avrà avvisato e poi se non è un problema per lui, non vedo il perchè dovrebbe esserlo per me.”

Aprì la porta e si accorse da subito che però non era da sola, pensò ai ladri ma notò a prima vista che lì probabilmente non c’era molto da rubare e allora si fermò decisa a fare marcia indietro quando un ragazzo si affacciò dal corridoio ed iniziò a fissarla.

” Eccoci bella figura che ci faccio, perchè però non mi dice nulla? mi fissa e basta. Che occhi singolari, si muovono velocemente pur guardando un unico punto, come se volessero scappare ma fossero bloccati da una forza maggiore. Ha l’aria stanca questo ragazzo, non sembra felice…certo che no, gli sono appena piombata in casa senza permesso!”

Finiti i suoi processi mentali Violet si scusò per l’improvvisata e lui le rivolse un mezzo sorriso ambiguo ma sincero e lei si ritrovò a guardare i suoi piedi che non stavano mai fermi eppure non si era mossa nemmeno di una mattonella e pensò che i suoi piedi erano proprio simili agli occhi che ancora la stavano fissando.

Quando meno te lo aspetti

“Perchè mi sono prestato a questa fatica?” pensava Valiant mentre cercava di dare ordine alla casa in cui viveva da poco e da solo. “Dovevo proprio prestare casa mia per la festa di stasera? Non potevo fare come gli altri e presentarmi solamente? Avrei potuto guardare un paio di film, fare un pisolino, evitare di pulire, evitare che questa foto mi capitasse fra le mani!”

Stava li in piedi a guardare quel ricordo stampato, incorniciato e mai spostato dal suo angolo. La “ex” come la chiamava, l’unica che avesse un nome nella sua mente, un nome proprio intendo, le altre erano la trentenne, la cinquantenne, l’attrice, la giocatrice di pallavolo, quella di beach, la tennista, la venere, la svitata, la stalker, l’artista…ne aveva collezionate molte, era giovane, tutte storie di una o qualche notte che poco avevano lasciato se non semplici esperienze sessuali e quella foto era lì per ricordarglielo.

Come lei non ne aveva trovate altre e nonostante lo avesse ferito, tradito e utilizzato nessuna l’aveva mai rapito allo stesso modo.

Era solo, ostentava sicurezza nell’approcciarsi alle donne, le conquistava facilmente, i suoi occhi le incantavano tutte, era come un dono ma tra tutti quegli sguardi non era riuscito ancora a trovare quello che incantasse lui. Valiant non aveva aspettative, soddisfaceva i suoi bisogni ed istinti naturali, nulla più, una valeva l’altra e nessuna valeva la pena di essere portata a cena.

Continuava a guardare la foto maledicendo il suo buonismo e la disponibilità data per quella sera, ora più che mai avrebbe voluto bere un gin tonic ed andarsene a letto sprofondando nella sua solitudine. Quella sera proprio non gli andava giù, si sarebbero divertiti, qualcuna si sarebbe anche fermata a dormire ma questo a lui non bastava più, quegli occhi patinati lo fissavano e sembravano ammonirlo…”cosa stai facendo? non torturarti, rallenta, come fai a vedere gli occhi se le mani sono impegnate altrove?”

Valiant scaraventò la foto a terra, non ne poteva più di vivere in un ricordo, di continuare a donare se stesso senza ricevere nulla in cambio, era sempre più vuoto.

Sentì aprire la porta di casa, era lei sicuramente, era l’unica a sapere dove teneva nascoste le chiavi, la sua amica, Lia, l’unica per la quale lui avesse importanza, colei che lo riportava alla vita e senza la quale la sua esistenza non aveva senso. L’unica donna che valeva il suo tempo fuori da un letto oltre a sua madre. L’unica donna che non poteva avere.

Si affacciò per salutarla e rimase scioccato, all’ingresso non c’era la sua amica ma somiglianti occhi color nocciola, un po’ spaesati si fissarono sui suoi.

” Scusa sono in anticipo, mi ha detto Lia dove trovare le chiavi”

Valiant la fissò, si perse nei suoi occhi e pensò che al contrario fosse arrivata fin troppo tardi.

Non restare sulla soglia

“Hai una pelle perfetta” mi aveva detto la ragazza mentre imprimeva il cambiamento sulla mia pelle. “Assorbe benissimo l’inchiostro”.

No lo avrei mai pensato sinceramente, la mia pelle è molto secca, rigetta anche la crema idrante, si squama come quella di un serpente, a volte ho perfino creduto di essere idrorepellente. Invece ho scoperto solo che aveva fame di inchiostro, di significato, di essere guardata, trafitta e torturata per essere perfetta. Improvvisamente, cullata da quel ronzio continuo, sordo, fastidioso e rilassante allo stesso tempo, che inganna il silenzio e inganna l’attesa, ho capito che il mio problema epidermico è solo l’esternazione della mia personalità. Solo chi si fa strada all’interno della mia anima a suon di squarci, ferite, urla, esplosioni e dinamite può comprendermi e vedermi perfetta.

Bisogna arrivare sulla mia soglia del dolore.

La mia, è una soglia molto alta, sento poco e non sento la superficialità; è come uno di quei punti panoramici che si raggiungono con fatica, ti tolgono il fiato e una volta arrivato non sai più cosa fare, se fermarti, tornare indietro o continuare andando avanti.

Hai faticato, ti sei stancato e ormai sei così affranto da non aver la forza di continuare ma puoi sbirciare una bellezza mai vista e il dubbio s’insinua, quell’ipotesi che oltre ci sia di più.

In quel punto sei sulla mia soglia del dolore, ci sei arrivato, hai battuto il sentiero, hai camminato tra i roveti e le more ti hanno dato la forza di camminare ancora, hai preso, hai dato.

Non posso dirti cosa fare adesso, è solo la tua volontà che fa la mia perfezione.

50 sfumature…comiche

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Scusate ma non ho resistito alla banalità di commentare il film che ha scandalizzato prima ancora di essere visto, che ha fatto diventare la maggior parte delle donne esperte di casting cinematografici e che ha portato il genere femminile a comprendere e “forse” desiderare le perversioni.

Premetto che non ho letto il libro, quindi il mio rischio di rimanere scontenta era inferiore rispetto a quello delle persone presenti con me in sala, ma tutto mi sarei aspettata tranne che di trovarmi di fronte ad un film comico.

Ebbene sì, chi si aspetta un porno autorizzato sul grande schermo è bene che si metta l’anima in pace e la smetta di sbavare perchè solo Donna Reed rimarrebbe scioccata dalle scene hot presenti sulla pellicola.

In realtà si passano un paio d’ore piacevoli anche se qualche domanda sull’assurdità della trama io me la sono fatta.

Il peggior pervertito strafico e straricco d’America incontra l’unica ventitreenne vergine strafica d’America (il periodo imbranata Ugly Betty infatti dura neanche mezz’ora). Lui la corteggia come mai alcun uomo oserebbe fare e lei diventa femme fatale in un batter d’occhio e senza l’aiuto della fata turchina, sicura come non mai contratta i termini dell’accordo iniziando così a farsi sbattere a destra e a manca e avrebbe continuato se non fosse che lui non riesce ad aprirsi sentimentalmente con lei o meglio lo fa quando lei dorme e non può sentirlo (dorme si fa per dire perchè, non so voi, ma io non ho mai visto persone dormire così profondamente, da non accorgersi che un cristiano gli sta parlando, in maniera così composta). L’unico quindi a sapere che i due si amano è il pubblico, perciò il finale lascia l’amaro in bocca a tutti i romantici.

Abbastanza assurdo non credete? Ma veniamo agli insegnamenti che la coppia Grey Steele ci insegna.

-per le donne:

CONSERVALA NASCOSTA FRA LA LETTERATURA INGLESE E GLI SCAFFALI DELLA FERRAMENTA E CONOSCERAI LE GIOIE DELL’ESSERE SOTTOMESSA

-per gli uomini

POTETE ESSERE ANCHE UN INCROCIO TRA BRAD PITT E PAPERON DE PAPERONI MA DOVETE SEMPRE SAPER UTILIZZARE BENE LA FRUSTA

postulato

SE VUOI USARE LA FRUSTA DEVI ESSERE UN INCROCIO TRA BRAD PITT E PAPERON DE PAPERONI

-per i barman

GIN TONIC : cetriolo nell’ HENDRICK’S – lime nel BOMBAY

In ogni caso la mia scena preferita è stata quando lui le fa vedere per la prima volta la sua red playroom : lei chiede “cos’è questo?” e lui risponde disinvolto “il flagello”. Perdonatemi ma non ho resistito, mi è venuto in mente il mitico Diego Abatantuono e ho detto a bassa voce “Attila, il flagello di Dio”  😀

attila

Un fottutissimo icosaedro

Si dice che ogni medaglia abbia due facce ma dopo averti conosciuto penso che a te essere medaglia non basti, sei un fottutissimo icosaedro, complicato come il nome che ti definisce. Ti ho visto insieme ai tuoi amici, ai conoscenti, ai familiari e ti ho visto da solo con me. Tu appari in tutte le tue forme al resto del mondo, intelligente, arguto, affabile, disponibile, un burlone alle cene del venerdì, un esempio sul lavoro, un punto di riferimento al’interno di un team, una sicurezza quando c’è da portare nonno in ospedale; sfido chiunque a criticarti.

Quel chiunque sono io.

Sei triste, lasciatelo dire, parli poco e quando lo fai non chiudi mai una storia, i tuoi finali sono a libera interpretazione così non ti sbilanci.

Non festeggi alcuna festa ma alzi il bicchiere fuori stagione, ti poni al di sopra del mondo tentando d’ingannarlo e perdi di vista il senso dell’inganno.

Non ti fidi di nessuno, un’invisibile nuvola nera aleggia sopra la tua testa e coinvolge chi prova a starti accanto, esasperi il tuo fisico con mille impegni chè è l’unica cosa che ti è rimasta da stressare, l’anima è troppo nascosta per poterla torturare.

Ti senti un incompreso, vivi in un mondo che non comprendi e che credi non comprenda te ma la verità è solo una: ti sei chiuso dentro a una prigione di pregiudizi; il tuo motto “fai buon viso a cattivo gioco ma mai con te stesso” è una minchiata perchè l’uomo è solo l’insieme delle sue relazioni con gli altri, con la natura, con il soprannaturale e quando metti una facciata fra te e chi ti guarda perdi te stesso.

Sappi che chi assalta il tuo castello vuol solo farti vedere che fuori dalla tua figura geometrica la vita non è poi così tanto male, che la profondità non è legata solamente ad oscuri abissi e se illuminata diventa profondità di campo, un orizzonte profumato di lavanda, perciò getta le armi, togliti gli occhiali da sole e prova a sorridere sinceramente a chiunque bussi alla tua porta o se proprio non ti va, continua a precipitare senza equilibrio dall’alto della tua normalità ma sono rimasti pochi i cerchi morbidi su cui far atterrare i tuoi mille spigoli.

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ecco un esemplare di “fottutissimo”.